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giudicare dalle premesse la sua appariva una scommessa quasi persa. Equivalente
al puntare centinaia di lire sul ronzino di turno quando al via ci sono
fior di purosangue. Giavanni Tra ppatoni, il tecnico più vincente
ed anche presente del calcio italiano, ha scelto di rientrare nel paese
d’origine alla guida di quella che in molti consideravano la “polveriera
Fiorentina”.
Occorre una premessa per spiegare come un allenatore che ha vinto tutto potesse apparire un temerario nel scegliere la società toscana. Trapattoni si lascia alle spalle una carriera da assoluto mattatore, con tre cicli vincenti aperti su altrettanti fronti. Torino e la Juventus con sei scudetti e tutte le coppe europee centrate. Milano e l’Inter con un tricolore ancora ricordato come quello dei record (58 punti) e 1 Coppa Uefa. Dulcis in fundo Monaco di Baviera con 1 titolo, 1 Coppa nazionale e 1 di Lega alla guida del Bayern. Proprio durante l’esperienza tedesca il Trap si era lasciato tentare dal ritorno al calcio azzurro, optando come intermezzo per Cagliari nella stagione 95/96. Una scelta in gran parte dettata da motivi familiari, dalla scarsa integrazione che moglie e figli avevano avuto con il rigido sistema sociale teutonico. Quella parentesi si era però rivelata un autentico naufragio per l’esonero prematuro, l’unico nella sua più che ventennale carriera, da parte del presidente dei sardi Cellino. Mentre Giovanni faceva le valigie per rientrare nella sua Cusano Milanino, il clamore attorno all’evento cagliaritano fece versare fiumi d’inchiostro, scatenando soprattutto i detrattori del tecnico milanese. Da sempre Trapattoni si è infatti trovato a combattere una critica avversa che giudicava il suo calcio difensivista e sparagnino, nell’eccessivo rispetto della tradizione italiana. I trionfi sotto gli occhi di tutti erano però l’antidoto perfetto ai teorici di schemi più spregiudicati, stimolati nelle loro convinzioni dai momentanei trionfi di Sacchi. Una volta però abbassata la guardia quanto a risultati, ecco piovere sul calcio trapattoniano il De Profundis, l’etichetta di “allenatore superato” dal momento storico, che a Cagliari ha recitato il canto del cigno. E’ stato lì che l’uomo navigato ha saputo trarre i migliori insegnamenti dalle esperienze passate, Giovanni è tornato in Germania, dove la sua popolarità era ancora al culmine, e in un campionato certo non facile ma non comunque pieno di insidie come il nostro, ha saputo ricostruirsi la fama di vincente: E non solo; i tedeschi hanno imparato ad amarlo per il suo genuino quanto schietto gergo italo-teutonico, che gli è valso anche un riconoscimento mai assegnato ad un uomo di sport. Il recente “leone d’oro”, consegnato da una giuria formata anche da rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo al personaggio Trapattoni come esponente di rilievo della scena sportiva internazionale, è il segnale di come il “grande vecchio” del nostro calcio abbia saputo esportare con successo la propria immagine. Con questi presupposti, con un nuovo pedigree di gloria e credibilità da poter esporre agli scettici, si arriva quindi ai giorni nostri; al momento della grande reentre’ nel campionato più bello e difficile del mondo. Ma pur sempre il campionato che il Trap ha saputo addomesticare a far suo con sette titoli. Firenze lo corteggia a lungo sino a farlo cedere. Ma la situazione ambientale in casa toscana è tutt’altro che rosea. I detrattori si fregano le mani nell’attesa di poter scagliare il colpo del KO: C’è l’uomo più rappresentativo dei viola, Gabriel Batistuta, che non vuole più saperne di Cecchi Gori e che si è già accordato col Parma. C’è Edmundo, talento brasiliano strapagato ma bizzoso, che abbandona i compagni a fine stagione con un biglietto di sola andata per Rio de Janeiro. Ma c’è soprattutto un gruppo di giocatori deluso e amareggiato dalla scelta dirigenziale che snobba e lascia partire Malesani, un tecnico con il quale avevano finalmente instaurato un ottimo rapporto umano. In quest’ottica la decisione di affidare il timone a Trapattoni appare ai più un suicidio tattico anche e soprattutto per i suoi trascorsi. Tra tifoseria gigliata e juventina c’è acerrima rivalità che sconfina nell’odio. Scegliere come allenatore il nome che per anni è stato accostato alle glorie bianconere è da rischiatutto. Giovanni lo sa e quando Cecchi Gori gli formalizza la proposta di contratto, non può esimersi dal commentare “Ma presidente, proprio io...”. La piazza viola, come previsto, non ci sta. E sceglie la linea della contestazione nel giorno in cui il nuovo tecnico viene presentato. Sembra l’inizio dio una possibile guerra ad, oltranza, tra società e tifosi ma soprattutto tra , lo “juventino rinnegato” ed una città che non lo vuole. Qui il Trap è però illuminato una prima volta; non sfugge la situazione ma va incontro ai suoi detrattori, ne ascolta le ragioni e cerca di ribattere. Ne esce un dialogo costruttivo che ha più l’aria di una tregua armata. Su di lui sono pronte a ricadere le solite cattiverie se e quando non arriveranno i risultati. Il Grande Saggio così commenta. “ Fu così anche quando passai dalla Juve all’Inter. Se inizieremo bene il campionato, come sono convinto che sarà, si cancellerà tutto. Non sentirò più quei commenti cattivi riguardanti il passato”. La sua opera di ricucitura prosegue sul piano tecnico, ovvero la seconda grande intuizione, Batistuta ed Edmundo da fuggiaschi si trasformano in figliol prodighi, richiami dal fascino dell’allenatore più vincente del calcio italiano. Con i cocci sistemati, al veliero Fiorentina non resta che salpare con quella che si preannuncia, viste le premesse, una vera e propria avventura lunga dieci mesi. Al termine del primo periodo di navigazione però è già tempo di bilanci, doverosi visto che i numeri parlano chiaro. La partenza dei viola, tra campionato e Coppe, è stata a dir poco entusiasmante. Davanti a tutti con scatto perentorio dopo le 7 vittorie e un pareggio nei primi 8 impegni ufficiali. Ma non solo; il miglior attacco del campionato con Batistuta già in vetta ai cannonieri ed il rigenerato Edmundo decisivo in più di una circostanza. Un gruppo compatto che si segnala nei singoli alle attenzioni della Nazionale. Tutte circostanze che portano ad affermare che finora, l’investimento o meglio la scommessa -Trap, ha pagato. Proprio lui, in occasione della vittoria casalinga sull’Udinese, ha superato in fatto di successi in serie A, il grandissimo Nereo Rocco Il “Paron” deteneva da 21 anni questo record. Curioso il fatto che Giovanni sia stato il suo allievo prediletto, cominciando ad allenare nel Milan proprio sotto la supervisione dell’indimenticato tecnico padovano. “Nereo mi ha incamminato sulla via; è stato un maestro, un educatore, un uomo che sapeva cosa chiedere alla vita e sapeva goderne”. Questo l’elogio doveroso dell’allenatore del momento al grande predecessore. Ed ora alzi la mano chi in estate avrebbe puntato 1000 lire sui nuovi capitoli vincenti firmati Trapattoni. |