MAGGIO 1999
        

 

il personaggio: varese basket

VARESE: FINALMENTE LA STELLA

Ci sono voluti ben ventuno anni per rivedere Varese al vertice del basket italiano. Quella che è la terza forza di sempre del nostro campionato quanto a scudetti, centra contro la benetton Treviso il decimo titolo della sua gloriosa storia e riporta nella cittadina lombarda l'entusiasmo dei tempi d'oro. Quelli soprattutto a cavallo degli anni settanta, quando prima la Ignis e quindi la Mobilgirgi (diversi sponsor per la stessa Varese) furono capaci di centrare ben sette campionati in dieci stagioni. Un autentico dominio territoriale che valica anche i confini nazionali, come dimostrano le 5 coppe campioni, 2 coppe delle coppe e 2 intercontinentali. Un gruppo che avrebbe fatto epoca comprendente tra gli altri Dino Meneghin, Ossola, Rusconi, gamba Manuel Raga e Bob Morse, capace di spezzare l'altra egemonia decennale della Simmenthal Milano e di aprire a sua volta un ciclo incredibile. Come tutte le grandi, Varese ha saputo rialzarsi prima del trionfo. Una caduta verticale l'aveva anche condotta alla prima retrocessione della sua storia (1991) prima che una politica gestionale più' accorta non le restituisse il rango di primadonna. Ora i vari Pozzecco, Andrea Meneghin, Mrsic e De Pol fondono il proprio talento con il mestiere dell'insossidabile Cecco Vescovi, recordman del club con più di 500 presenze. La legittimità di un successo schiacciante in finale passa anche per una stagione regolare che Varese ha dominato sin dall'inizio, decelerando solamente a giochi fatti quando la griglia dei play-off aveva comunque già chiarito gli abbinamenti clou. Proprio facendo un passo indietro la sfida di semifinale con la Virtus Bologna è stato l'unico momento di incertezza circa l'esito finale. Non che i lombardi abbiano mai rischiato l'eliminazione; ma in quello che si e' poi rivelato il cambio di consegne, sono tremate leggermente gambe e braccia ai ragazzi di coach Recalcati quando nella serie coi felsinei si era arrivati al match-point. Un canestro disperato di Abbio a soli 4 secondi dal termine sembrava poter rimettere in discussione una serie ampiamente pregiudicata dagli ex-campioni d'Italia con le due sconfitte iniziali. Ma il gelo e lo sconforto del PalaIgnis per una finale che sembrava sicura ha avuto solo esito momentaneo e il grattacapo di posticipare la concessione del lasciapassare varesino per l'evento conclusivo con Treviso, strappato in casa della Virtus in gara 4. Proprio contro i veneti, i Roosters hanno dimostrato come l'armonia di un gruppo programmato per vincere abbia trovato anche finalmente il giusto mix tra talento ed esuberanza giovanili e la consapevolezza di essere finalmente maturi per l'iride nazionale. L'estro di alcuni singoli (Pozzecco e Meneghin su tutti) lasciato libero di condizionare nel bene o nel male una gara ha finito pero' per premiare la scelte di Recalcati , tecnico pragmatico ma capace anche di considerare i delicati risvolti psicologici di ognuno dei suoi. Alla fine Varese si ritrova dunque con un titolo in tasca ma soprattutto con la possibilità di riaprire un ciclo vincente. Ci sono tutti gli ingredienti per rinverdire anche in Europa i fasti del passato, con una società che ha saputo ricominciare dai giovani non perdendo d'occhio il budget. ed ora che la linea verde è cresciuta e ha dimostrato di saper vincere, sconfiggendo i timori adoloescenziali, è il momento dell'ulteriore salto di qualità a livello continentale.

 

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