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IL PERSONAGGIO VIALLI L'Inghilterra del calcio ai piedi di un italiano. Impresa possibile stando ai numeri. Più difficile se dalle statistiche si passa al dover ammettere che il complesso d'inferiorità britannico nei confronti del nostro soccer è ancora vivo. Nel regno unito i maestri del pallone si sono costruiti la fama di invincibili grazie a decenni di mattane in tutta Europa. Dall'inizio degli anni '80, da quando il nostro campionato ha riaperto le frontiere, l'Italia del calcio è diventata la meta più' ambita da tutti i fuoriclasse. Inevitabilmente sono lievitati qualitativamente ed anche quantitativamente (leggi ingaggi) i responsi del campo. Da ormai quasi due decenni le società azzurre fanno incetta di trofei continentali, consegnando all'Inghilterra briciole di grandeur. Inevitabile allora che il modello ed i ruoli si siano invertiti. La matrice conservatrice, l'isolazionismo dei sudditi di sua maestà dovuto alla convinzione di essere comunque i migliori ha dovuto scontrarsi con l'evidenza dei numeri. Pian piano si è fatta largo l'idea di copiare la situazione italiana. Sulla falsariga della nostra penisola sponsor e televisioni hanno consentito economicamente il decollo di strutture societarie più manageriali ma soprattutto più portate ad accettare l'arrivo anche in massa di talenti esteri. Il soccer d'oltremanica si era svegliato improvvisamente dal proprio torpore e da schemi stantii; per stare al passo coi migliori occorreva aprire le frontiere e sborsare fior di miliardi. Ma in quale direzione visto che la crema del calcio mondiale era ancora nella nostra serie A. Metodi vecchi sommata alla volontà di aggiornarsi hanno portato così al "ratto", al saccheggiare il campionato più' bello del mondo, ad un mondo del pallone sofisticato, con preparatori atletici laureti che vedono il calcio come una disciplina scientifica. In poche parole da una parte l'arte, dall'altra un semplice gioco con la convinzione che grinta e doti fisiche potevano sopperire a tutte le lacune. Tra le tante società che hanno dovuto impostare una mentalità ed una metodologia totalmente nuova ecco il Chelsea, undici londinese fiore all'occhiello di un quartiere londinese particolarmente agiato. Uno dei primi colpi dei "Blues" tre anni fa fu l'ingaggio di Gianluca Vialli, allora bandiera del calcio italiano in forza alla Juventus con la quale aveva appena conquistato scudetto e Champions League.L'arrivo dell'attaccante bianconero, insieme a quello dell'ex-laziale Di Matteo e di Gianfranco Zola ha sicuramente portato una ventata azzurra importante nella Premiership. |
Ruud Gullit, allora tecnico del Chelsea, comincio' pero' subito a battibeccare con stampa, critica e giocatori stessi. Salvato il primo anno dalla conquista della Coppa di Lega, l'ex giocatore olandese di Milan e Samp, non ha pero' retto la seconda stagione, venendo esonerato a metà del guado. E , scandalo degli scandali, l'erede al trono dei londinesi diventa Vialli, nell''inedita veste, in Italia, di giocatore allenatore. A 34 anni , Gianluca si ritrova sulle spalle la reponsabilita' delle ambizioni di una società' importante. Lo fa con strategie prettamente italiche, con l'ingaggio addirittura di un cuoco specializzato e con altri dettagli che hanno contribuito a trasformare il Chelsea in una società' moderna, capace di scrollarsi di dosso i vecchi metodi britannici. Un cocktail poi di tredici nazionalita' alla ricerca di gloria che Vialli comanda in tutto per tutto,anche con turnover tra primedonne aspramente criticate dai media. Dallo scetticismo iniziale si passa ad altri trofei, tra cui la Coppa delle Coppe , la superCoppa Europea e la Coppa d'Inghilterra. Ancora non gli si perdona nulla. Al minimo errore, una stampa che denuncia la classica mentalità infantile da botteguccia, invidiosa che il conservatorismo venga spazzato dai numeri dell'ondata modernizzatrice, gli da addosso. A Gianluca manca solo il campionato come rendimento d'alto rango. Ed eccola qua l'ultima ciliegina sulla torta. Da pochi giorni il suo gruppo comanda, sebbene in coabitazione con l'Aston Villa, la Premier League. E lo fa , ironia della sorte, sconfiggendo in trasferta il Newcastle guidato da quel Ruud Gullit spesso suo detrattore quando guidava i Blues tanto da lasciarlo in panchina e consegnarli spesso l'umiliazione di pochi spiccioli finali di gara. Una rivincita nella rivincita. Vialli e la rincorsa al titolo di baronetto lontano dal calcio che lo ha cresciuto, svezzato ed incoronato grandissimo campione. Ora insegue l'impresa unica di conquistare tutto quello che c'e da vincere come coach azzurro di una scoieta' inglese. In barba al complesso d'inferiorita' degli inglesi, di quei mitra spianati per ora caricati a salve ma pronti al minimo passo falso a rifare fuoco al suo indirizzo. Vai Gianluca. L'Italia ti guarda con orgoglio. |