Zaccheroni-Bierhoff Diavolo, che coppia
Non sanno probabilmente nemmeno loro come gustarselo questo momento. Oliver Bierhoff e Alberto Zaccheroni, rispettivamente uomo-gol e tecnico del Milan 98/99, hanno gli sguardi di chi non ha ancora messo a fuoco la situazione. La Lazio, nell'anticipo del sabato alle spalle, cade per la seconda volta nel giro si sette giorni contro la Juve e il gruppo rossonero all'indomani può portarsi a-1 dalla capolista romana. C'è di mezzo però una Udinese che in casa viaggio a mille e che per i due protagonisti sponda milanista, significa ricordi più che piacevoli. Zaccheroni in terra friulana si è affermato come allenatore emergente della passata stagione. Con lui l'undici bianconero da provinciale si è trasformata in splendida cenerentola capace di esibirsi su palcoscenici europei. Per Bierhoff invece Udine è stata la consacrazione nel calcio che conta. Dopo stagioni difficili ad Ascoli, dove ha dovuto affrontare contestazioni e piccole umiliazioni, il bomber tedesco in tre stagioni ha saputo ritagliarsi spazi importanti sia nel cuore dei tifosi di Udine che soprattutto in quello della sua patria calcistica. Da ragazzo dai piedi ruvidi a stella teutonica insomma, capace di segnare il gol vincente ai campionati Europei del 1996. Dopo un mondiale nel quale i suoi gol non sono stati sufficienti ad una delle massime potenze calcistiche per approdare nell'élite della manifestazione francese, Oliver una volta trasferitosi al Milan si è rituffato con grande voglia di vincere nella stagione in corso, ritrovandosi al fianco, come timoniere, il tecnico che con lui ha costruito il miracolo Udinese. Per entrambi l'avvio di stagione però ha significato un periodo di apprendistato, con stenti nell'applicare gli schemi vincenti in Friuli e piccoli dubbi relativi alle capacità di ambientamento di entrambi alle velleità di una presunta "grande" come il Milan. Un gruppo quello rossonero che anche tra qualche critica di troppo, ha saputo aspettare il momento giusto per dimostrare la propria forza. Fino a quando Fiorentina e Lazio hanno fatto l'andatura, tallonati a tratti dal Parma, Zaccheroni ed i suoi si sono mantenuti a distanza di sicurezza, mancando a volte occasioni più che propizie. Merito però innegabile dell'undici milanista non essere mai mancato nella continuità di risultati, dopo che ad inizio anno prestazioni rilevanti lasciavano spazio a incredibili black-out. Il sorprendente stop della Lazio negli ultimi due turni ha così permesso ai rossoneri di ridurre da sette ad uno solo i punti di ritardo di vetta. E ora i biancocelesti dovranno lottare contro una formazione che, senza aspettarselo, si è trovata invitata di forza al gran ballo dello scudetto. Il quasi aggancio della truppa Zac è però maturato, negli ultimi novanta minuti, in un clima quasi da favola. Tornavano, il tecnico e Bierhoff nella Udine tanto amata con un malcelato dualismo tra il non ferire ricordi splendidi e centrare una vittoria che avrebbe significato riapertura dei giochi per il titolo. C'erano tra l'altro per Oliver un paio di incognite di un certo rilievo. Prima fra tutte la sua presenza in campo, dopo che le sue condizioni fisiche non erano delle migliori e che in panchina un certo Ganz scalpitava alla caccia di un posto da titolare. In secondo piano destava apprensione anche l'accoglienza che il pubblico del "Friuli" gli avrebbe riservato, diviso tra riconoscimento per il passato e acredine per un presente maligno successivo al match di andata, nel quale il tedesco aveva esultato in maniera troppo pomposa proprio dopo un gol gli ex-compagni. La coppia rossonera ha così scelto il modo migliore per essere protagonista nel calcio di oggi, dove le parole si sprecano ed i fatti trovano sempre meno spazio. Due gol Bierhoff, senza però il minimo abbozzo di esultanza. Quasi a capo chino, il tedescone ha ricevuto l'abbraccio dei compagni dopo entrambe le realizzazioni. E che dire della mimica impassibile, addirittura sofferente, del tecnico romagnolo dopo che i jolly offensivi milanisti hanno trafitto con cinismo impeccabile la sua ex-retroguardia? Una grande reazione, o meglio compostezza di entrambi, forse nel match più importante della stagione, nel quale l'undici rossonero poteva finalmente dimostrare di esser cresciuto in tutto e per tutto. Probabilmente avrebbero entrambi voluto gridare la propria gioia; ma hanno scelto la via del rispetto verso la gente che gli ha amati e incitati per anni. Paradossalmente il miglior Milan della stagione ha scelto per i due protagonisti, ai quali si aggiunge un altro ex come Thomas Helveg ma inevitabilmente in tono minore, la partita sbagliata. Travolgere l'Udinese era crudele ma necessario per la coppia Bierhoff-Zaccheroni. Ma si sa che nel calcio, così come nella vita, i grandi traguardi comportano sacrifici r scelte dolorose. Ora più che mai il tandem che fa sognare ancora tifosi e dirigenza, spera ne sia valsa la pena.
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