CALCIO: SERIE A, ISTERIE DI
INIZIO MILLENNIO
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Ci eravamo illusi che potesse andare
tutto meglio; il sorteggio arbitrale unito alla congiuntura astrale del
nuovo millennio con l'aggiunta di un pizzico di prova televisiva per chiarire
meglio i fatti domenicali. Non avevamo fatto pero' i conti con la moviola,
per qualcuno (soprattutto noi italiani) l'invenzione migliore del secolo
alla pari con la penicillina. Per curare sviste, per medicare gli animi
feriti dei tifosi da una sconfitta bruciante, per aiutare a livello di
appigli allenatori in difficolta' in nome del "se ci avessero dato quel
rigore".Da un mese circa, svanito l'effetto pacifista di inizio anno, è
invece ancora guerra aperta. L'ambiente del pallone sembra pervaso da un
raptus d'isterismo collettivo che coinvolge praticamente tutto e tutti.Si
e' cominciato con lo scandalo natalizio dei regali agli arbitri da parte
di alcune società. Nel particolare Rolex da parecchi milioni accettati
e poi restituiti dai fischietti nostrani che hanno alimentato sospetti
su eventuali trattamenti di favore.La spirale di invelenimento ha poi coinvolto
a turno le maggiori società per rigori concessi o negati. Una sorta
di canile a cielo aperto dal quale ogni settimana si alzava un latrato
di lamento per essere stati maltrattati, ignorati o abbandonati dalla classe
arbitrale. Non si e' salvato praticamente nessuno e grazie alla risonanza
data a questi piagnistei da televisioni e stampa abbiamo avuto quotidianamento
il "pasto" da consegnare allo smisurato pubblico del calcio.Nel nome degli
enormi interessi economici che ormai l'industria del pallone muove ne abbiamo
veramente sentite tante, sicuramente troppe, in un periodo di tempo cosi'
ristretto. In ordine cronologico ma rigorosamente sparso quanto a protagonisti
la spirale si è aperta con qualche lacrima juventina, poi romanista,
quindi milanista, e via via parmigiana, fiorentina, interista, laziale..
L'ultimo weekend questa escalation nonsense ha toccato forse l'apice con
la rissa negli spogliatoi tra Mancini e Galliani, il litigio nascosto tra
due compagni di squadra, Del Piero e inzaghi, per un mancato passaggio
sottoporta. E addirittura con la amncata disputa in tutta la regione Puglia
dei campionati dall'Eccellenza sino alla terza categoria per i pestaggi
agli arbitri delle settimane precedenti.Una parentesi pero' nel marasma
generale dove di solito nessuno si è mai fermato a guardarsi e guardare
che razza di polverone si stesse scatenando. Anche a livello verbale i
deferimenti evidentemente non bastano a scoraggiare dichiarazioni pesanti.
Che il calcio non sia sport per educande è ormai sbandierato ai
quattro venti. Ma perche' raccogliere insulti, provocazioni e scuse sembra
diventato il pane quotidiano a cui non si puo' rinunciare. Ma va evidenziato
come questa, almeno da noi, sia l'unica disciplina a squadre con il costante
strascico di polemiche e proteste. E se il tanto fastidioso quanto nocivo
alla professione giornalistica silenzio stampa per una volta venisse attuato
da chi sta dall'altra parte della barricata, ovvero da chi si trova a documentare
la cronaca degli eventi. E' ora di invertire una tendenza fastidiosa, che
in prospettiva non fa che peggiorare di anno in anno.Il verbo divino dell'ambiente
a volte è negato proprio celandosi dietro la non volontà
di parlare da parte di questi protagonisti. Ci si trova in braghe di tela
perchè questo allenatore o quell'atleta non rilasciano dichiarazioni.
Per una volta sarebbe bello quanto utopistico togliere noi microfoni e
taccuini al momento dei piagnistei. Cambierebbe qualcosa, sicuramente la
faccia di quei protagonisti strapagati che spesso si negano o si concedono
con espedienti da asilo infantile.La moda dello sbraitare va seguita sino
ad un certo punto. Forse è piu' opportuno ricordare a tutti che
il silenzio, quello vero, è d'oro e non va maltrattato con trucchi
da bassa lega.
Paolo Ghisoni
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