MARZO 2000 
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CALCIO: SERIE A, ISTERIE DI INIZIO MILLENNIO
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Ci eravamo illusi che potesse andare tutto meglio; il sorteggio arbitrale unito alla congiuntura astrale del nuovo millennio con l'aggiunta di un pizzico di prova televisiva per chiarire meglio i fatti domenicali. Non avevamo fatto pero' i conti con la moviola, per qualcuno (soprattutto noi italiani) l'invenzione migliore del secolo  alla pari con la penicillina. Per curare sviste, per medicare gli animi feriti dei tifosi da una sconfitta bruciante, per aiutare a livello di appigli allenatori in difficolta' in nome del "se ci avessero dato quel rigore".Da un mese circa, svanito l'effetto pacifista di inizio anno, è invece ancora guerra aperta. L'ambiente del pallone sembra pervaso da un raptus d'isterismo collettivo che coinvolge praticamente tutto e tutti.Si e' cominciato con lo scandalo natalizio dei regali agli arbitri da parte di alcune società. Nel particolare Rolex da parecchi milioni accettati e poi restituiti dai fischietti nostrani che hanno alimentato sospetti su eventuali trattamenti di favore.La spirale di invelenimento ha poi coinvolto a turno le maggiori società per rigori concessi o negati. Una sorta di canile a cielo aperto dal quale ogni settimana si alzava un latrato di lamento per essere stati maltrattati, ignorati o abbandonati dalla classe arbitrale. Non si e' salvato praticamente nessuno e grazie alla risonanza data a questi piagnistei da televisioni e stampa abbiamo avuto quotidianamento il "pasto" da consegnare allo smisurato pubblico del calcio.Nel nome degli enormi interessi economici che ormai l'industria del pallone muove ne abbiamo veramente sentite tante, sicuramente troppe, in un periodo di tempo cosi' ristretto. In ordine cronologico ma rigorosamente sparso quanto a protagonisti la spirale si è aperta con qualche lacrima juventina, poi romanista, quindi milanista, e via via parmigiana, fiorentina, interista, laziale.. L'ultimo weekend questa escalation nonsense ha toccato forse l'apice con la rissa negli spogliatoi tra Mancini e Galliani, il litigio nascosto tra due compagni di squadra, Del Piero e inzaghi, per un mancato passaggio sottoporta. E addirittura con la amncata disputa in tutta la regione Puglia dei campionati dall'Eccellenza sino alla terza categoria per i pestaggi agli arbitri delle settimane precedenti.Una parentesi pero' nel marasma generale dove di solito nessuno si è mai fermato a guardarsi e guardare che razza di polverone si stesse scatenando. Anche a livello verbale i deferimenti evidentemente non bastano a scoraggiare dichiarazioni pesanti. Che il calcio non sia sport per educande è ormai sbandierato ai quattro venti. Ma perche' raccogliere insulti, provocazioni e scuse sembra diventato il pane quotidiano a cui non si puo' rinunciare. Ma va evidenziato come questa, almeno da noi, sia l'unica disciplina a squadre con il costante strascico di polemiche e proteste. E se il tanto fastidioso quanto nocivo alla professione giornalistica silenzio stampa per una volta venisse attuato da chi sta dall'altra parte della barricata, ovvero da chi si trova a documentare la cronaca degli eventi. E' ora di invertire una tendenza fastidiosa, che in prospettiva non fa che peggiorare di anno in anno.Il verbo divino dell'ambiente a volte è negato proprio celandosi dietro la non volontà di parlare da parte di questi protagonisti. Ci si trova in braghe di tela perchè questo allenatore o quell'atleta non rilasciano dichiarazioni. Per una volta sarebbe bello quanto utopistico togliere noi microfoni e taccuini al momento dei piagnistei. Cambierebbe qualcosa, sicuramente la faccia di quei protagonisti strapagati che spesso si negano o si concedono con espedienti da asilo infantile.La moda dello sbraitare va seguita sino ad un certo punto. Forse è piu' opportuno ricordare a tutti che il silenzio, quello vero, è d'oro e non va maltrattato con trucchi da bassa lega. 

Paolo Ghisoni
 

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