| APRILE 2000 |
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MOTOMONDIALE: ANCORA I “PICCOLI “ A SALVARE L’ONORE Due Gran Premi alle spalle sono pochi per tracciare bilanci o dare giudizi affrettati. Rimane il fatto che se una stagione si basa su 16 prove e ne fallisci quasi completamente due, il cammino si fa parecchio difficile. E se sei partito per fare gara di corsa allora è inevitabile che i critici ti buttino gli occhi addosso. E’ quello che sta succedendo per i colori azzurri nel motomondiale, in particolare nella classe principe, ovvero la 500. Dopo anni di dominio dell’australiano Doohan alla vigilia del campionato l’Italia delle due ruote si presentava finalmente con teorici pretendenti forti al successo finale. Biaggi, Capirossi e Rossi, un trio da favola. Come se una nazionale di calcio potesse schierare contemporaneamente Zidane, Ronaldo e Del Piero.
Tutti in precedenza campioni del mondo nelle rispettive categorie (125 e 250) e forse per trovare stimoli nuovi proprio approdati alla classe più impegnativa. Dopo Sud Africa e Malesia, le tappe inaugurali della stagione 2000 il bilancio del tridente azzurro è nettamente deficiario. Un solo terzo posto, quello di Capirossi a Welkom. Poi il buio, con un misto di cadute, rotture e scelte tattiche non all’altezza. Accomunarli tutti nel calderone dei delusi non è certo reato. Poteva essere il mix ideale tra esperienza, freschezza ed inventiva; ne sta uscendo invece un connubbio di nervosissimi incidenti di percorso. A soprattutto, come nella maggior parte dei casi quando le cose non vanno per il meglio , stanno uscendo i lati caratteriali peggiori di questi atleti.
Chi invece sta facendo parlare di se in termini più che positivi è Roberto Locatelli, a segno nella 125 in Malesia e dopo il quarto posto nel gran Premio di apertura, ora padrone della categoria.
Nulla di nuovo; i piloti nostrani ci hanno abituato ad una sorta di monopolio nella cilindrata più piccola ed anche nella 250. Max Biaggi, Capirossi e Valentino Rossi nell’ultimo decennio si sono alternati nel guadagnarsi allori e nel portare l’Italia ai vertici della disciplina. Gli investimenti ingenti delle case motociclistiche, Aprilia su tutti, sono la testimonianza di quanto la leadership nel motomondiale potesse essere un ottimo viatico a livello di immagine e di ritorni economici per le case italiane. Ma proprio la capacità di ricreare e getto continuo campioncini nelle 2 categorie salvo poi vederli scomparire una volta “cresciuti” apre spazio a interrogativi pesanti. Il salto in avanti sino alla regina delle cilindrate poteva rappresentare un problema se i nostri alfieri non avessero scuderie all’altezza. Ma Yamaha e Honda, telai storici quanto prestigiosi, puntano su talenti o purosangue e metterli in grado di vincere è da sempre all’ordine del giorno per i giapponesi, che con Kawasaki e Suzuki completano un poker da favola nel mercato motori.
Escluso quindi che i nostri si siano improvvisamente imbrocchiti o che non abbiano mezzi all’altezza, rimane un’ipotesi dal doppio risvolto.
Le rivalità stimolano di sicuro i risultati; e quanto a contrasti soprattutto verbali il duo Rossi-Biaggi ci ha abituato a scintille costanti.
Ora pero’ ci si chiede se proprio la totale assenza di rapporti e di cordialità di facciata possa di contro penalizzare, soprattutto in questo momento, i risultati del trio delle preseunte meravigliosi. Chiudersi in se stessi non è il modo migliore per risolvere i problemi; forse discuterne insieme, confrontando le rispettive esperienze e svelare qualche correttivo personalizzato potrebbe essere la ricetta ideale per fare in modo che , sempre calcisticamente parlando, almeno uno tra loro vada in gol. Ma il motociclismo, cosi come la Formula 1 con le recenti faide intestine in casa Ferrari tra Irvine e Schumacher, è la perfetta sintesi di come la collaborazione e il lavoro di equipe possano essere un optional. Se è questa l’ottica distorta che poi non fa fruttare il lavoro di tecnici e meccanici, prepariamoci lallora ad un annata e forse ad un futuro in salita quanto a risultati. Perlomeno fino a quando una delle nostre “primedonne” non troverà la scarpetta magica per domare il bizzoso grilletto del cambiomarcia.
Paolo Ghisoni
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