| Febbraio 2000 |
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Australian Open: Agassi e Davenport vincono ancora E’ stata un’edizione degli Australian open, che ha portato all’epilogo maschile e femminile quelli che sulla carta erano i favoriti della vigilia. Ma scorrendo il tabellone soprattutto tra gli uomini teste di serie meno accreditate al successo finale.
il torneo ha però riservato nei gironi conclusivi le emozioni e le scintille che tutti attendevano. André Agassi e Lindsay Davenport sono il duo americano che ha iscritto il suo nome nell’albo d’oro dell’evento australiano. le analogie tra i due vincitori, nazionalità a parte, si fermano però qui. Se per Lindsay il trionfo di Melbourne è stato il primo nella terra dei canguri, il tennista di Las Vegas è riuscito a bissare il successo ottenuto nel 1995. E l’Agassi attuale merita appunto un discorso a parte, approfondendo la metamorfosi di un atleta che un paio di anni fa pareva finito e che ora appare invece invincibile.
Spessi si narra che nello sport un attimo può cambiare il corso degli eventi. Ebbene, se fosse così, quell’attimo André l’ha visto passare un api di volte nella stagione alle spalle e per giunta nel medesimo torneo.
Bisogna fare un balzo indietro, nel 1999, quando in un tardo pomeriggio parigino di fine maggio, il tennista americano affrontava con straordinaria compostezza un match di ottavi di finale del Roland Garros. Il campione uscente del torneo, lo spagnolo Moya, per giunta in condizioni più che approssimative, lo stava dominando nel punteggio e nel morale.
un set, il secondo, ripreso per i capelli più per demeriti dell’avversario, ed ecco la prima svolta nella carriera di André.
Ribaltato con caparbietà il risultato l’esito di quel match, l’attuale numero 1 sarebbe poi stato capace di arrampicarsi nello stesso torneo sino alla finale grazie al supporto di un pubblico che come per tutti i personaggi estroverso non ha mai smesso di amarlo anche nei momenti di difficoltà.
Nell’epilogo contro l’ucraino Medvedev ecco rifarsi vivi i fantasmi del passato, legati alla capitale francese, dove Agassi era riuscito nell’impresa di perdere due finali consecutive. Anche quella con Medvedev pareva compromessa, finché un’altra scossa conduceva Agassi ad un’incredibile rimonta e alla prima vittoria al Roland Garros.
Da lì è partita la rincorsa ai vertici mondiali del tennis dopo un paio di annate disastrose nelle quali era riuscito a precipitare intorno alla 180a posizione mondiale. Da allora il ruolino di marcia nei tornei dello slam parla infatti di una finale a Wimbledon e di due successi, Us open e Australia, il tutto consecutivamente. Solo il grande Rod Laver, nel 19669, era riuscito a fare tanto.
Lo stesso carattere Agassi ha mostrato a Melbourne, dove, nella semifinale contro Sampras, è stato a due punti dalla sconfitta; ma, una volta scampato il pericolo, la vittoria in fiale contro il russo Kafelnikov è stata perentoria.
Perentorio era stato anche il camino delle due finalisti del singolare femminile, Davenport e Hingis. Il tabellone, per entrambe, si è rivelato una formalità, soprattutto dopo l’uscita di scena di Serena Williams. La Hingis, in finale, veniva data favorita dai bookmakers, nonostante avesse perso gli ultimi tre scontri diretti. Nessuno immaginava che si sarebbe invece trovata di fronte ad un autentico rullo compressore. in meno di 40 minuti la Davenport si è trovata servire per il match, sul punteggio di 6-1 5-1. Il moto di orgoglio di Martina fino al 5 pari ha soltanto ritardato la fine dell’incontro di una ventina di minuti. A questo punto viene da chiedersi quali risposte saprà dare l’atleta svizzera alla crisi psicologica che la attanaglia, ormai da un anno, alle soglie di un successo importante. Il suo pianto disperato, a Parigi, dopo la sconfitta in finale con la Graf, si è infatti associato alla repentina uscita di scena a Wimbledon e alle due finali perse consecutivamente in altrettante prove dello slam (l’ultima in Australia). Martina è sempre stata un uno straordinario esempio di precocità tennistica associata ad una tenuta mentale da veterana. Si pensava che, migliorando, con l’esperienza, il suo tennis, la Hingis sarebbe diventata pressoché invincibile, ed invece si sta verificando un’inversione di tendenza. Un cammino, se vogliamo, opposto a quello di Agassi. Per il futuro è più probabile che la longevità tennistica di Agassi si prolunghi piuttosto che il ritorno della Hingis al ruolo di immortale della racchetta cui sembrava predestinata.
Paolo Ghisoni
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