| MARZO 2000 |
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SCI E RUGBY:PARALLELISMI INVERSI Purtroppo va così; quando mancano i campioni e un movimento è da rifondare le indicazioni che vengono dai risultati vanno sempre presi con il beneficio d’inventario.
Non è la prima volta che ci esaltiamo per l’impresa di un atleta o di un gruppo azzurro salvo poi dover glissare sulle numerose mancate conferme a questi exploit.
L’ultimo fine settimana ha rispolverato a parti invertite e con numeri inversamente proporzionali le prestazioni della nazionale italiana di Rugby e di Christina Ghedina, il piu’ medagliato discesista nostrano dell’ultimo ventennio.
Una grande delusione dopo una sbornia di felicità e al contrario una storica affermazione dopo un periodo buio.
Cominciamo dall’Italia del rugby, che nella terza gara del “sei nazioni” è stata travolta dagli irlandesi in trasferta. Dopo la vittoria nella giornata inaugurale contro i detentori in carica della Scozia, era infatti già mancata una prima conferma allo storico successo del debutto con la sconfitta in Galles. Brad Johnstone, allenatore neozelandese al timone azzurro, aveva provato a scuotere e provocare i propri ragazzi anche con qualche coro di scherno dopo la vittoria della sua “Black magic” su Luna Rossa. Ma l’impietoso 60 a 13 subito a Dublino evidenzia come il movimento dell’ovale italiano abbia in parte illuso di essere uscito dalla catalessi post-mondiale.
Il trionfo inaugurale va dunque collocato in una estemporanea congiunzione di fattori positivi oppure puo’ trovare futuri riscontri. La risposta, come al solito, sarà il campo a darla. E precisamente tra due settimane al Flaminio quando tra due settimane scenderà nello stadio romano l’Inghilterra attuale capofila. Li ne sapremo di più sull’influenza del fattore casalingo sulle prestazioni del 16 italiano ed anche della presunta quadratura dei reparti che il commissario tecnico è riuscito a impartire. Finora lontano dalla nostra penisola i leoni ammirati contro la Scozia, forse influenzati anche dal fascino misto timore emanato dai templi del rugby europeo, si sono trasformati in timorose quanto rassegnate vittime predestinate. In particolare le ultime 3 mete subite contro i nord-Irlandesi lasciano spazio a recriminazioni sulla rassegnazione mostrata nel chiudere i varchi agli avversari.
Ora con l’Inghilterra, oltre alla classifica, ci si deve ritrovare anche sul piano morale; magari anche perdendo, come sembra probabile. Ma con la dignità di aver dato tutto.
Anche Cristian Ghedina, alle soglie dei trentanni, sembrava un atleta piu’ celebrabile al passto che la futuro. Ci aveva sorpreso a dicembre quando in Val Gardena aveva centrato la libera prenatalizia ,spezzando il dominio di Maier nella specialità. Ora l’intrusione nell’impero austriaco del cortinese è da considerarsi ancora piu’ pesante. Sulla pista norvegese di Kvitfjell, l’azzuro ha centrato per la prima volta in Coppa del Mondo una prova di supergigante, la specialità tanto per intenderci che Alberto Tomba rifuggiva come la peste.
Quello che rende ancora più prestigioso il suo exploit è il fatto che i nostri vicini di casa non predevano una gara di SupergG dal 21 febbraio 97. 19 vittorie consecutive, compresi Mondiali e Olimpiadi, che danno la giusta dimensione di che razza di movimento possa disporre la federazione austriaca.
Doveva e poteva essere l’anno più difficile dello sci alpino italiano dopo gli addii di Tomba e Compagnoni. Ma sommando le sorprese arriviamo tra uomini e donne a otto successi in stagione, proprio dietro solo a quello che tutti considerano l’impero della neve.
Non abbiamo più fuoriclasse ma a volte le seconde linee ci regalano soddisfazioni da ricordare. Certo è più facile amalgamare e programmare successi di squadra ma anche il rugby negli ultimi anni ci ha abituato così; ogni tanto , un risultato di livello per una disciplina tra le più amate. Non ci basta però: Tomba e co. ci hanno tenuti incollati al video con la quasi certezza della vittoria o perlomeno con tale convinzione. Per il mondo dell’ovale una continuità di risultati sarebbe la migliore iniezione di fiducia per un pubblico di appassionati che non aspetta altro; vedere gli slalom magari di un Dominguez, il nostro uomo più rappresentativo, costantemente a segno nelle metacampo avversarie.Paolo Ghisoni
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