Febbraio 2000 
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CALCIO: COPPA D'AFRICA AL CAMERUN; MA C'E' POCO DA SORRIDERE

Doveva essere il calcio del 2000. Quello degli straordinari mezzi atletici 
uniti ad una piu' accurata perizia tecnico-tattica. In Africa il movimento 
del pallone celebra la sua 22esima coppa continentale, la teorica vetrina di 
talenti del futuro ma soprattutto l'occasione per nazioni sconosciute di 
guadagnarsi una fetta di notorieta' nel mondo sportivo, con un pizzico di 
rabbia.
Al di la delle cronache sportive, occorre infatti riflettere precedentemente 
sull' aspetto sociale che ormai la Coppa d'Africa rappresenta. Una kermesse 
che esula dalla situazione agonistica e che coinvolge aspetti importanti 
della vita di un paese.
L'edizione conclusasi nel weekend alle spalle si svolgeva in Nigeria e ha 
visto arrivare all'epilogo conclusivo la nazione ospitante ed il Camerun 
bicampione in passato, tecnicamente le due nazionali con il tasso tecnico 
piu' elevato ma anche quelle che hanno saputo darsi un'organizzazione piu' 
europea.
E prendendo proprio in considerazione le formazioni delle due squadre, si 
scopre che sui 22 giocatori in campo nella finale ben 21 giocano nel nostro 
continente. E' il dato che testimonia come a livello sportivo l'Africa abbia 
subito una sorta di colonialismo calcistico e sia stata ancora una volta 
saccheggiata da gente con pochi scrupoli. Se attualmente il pallone nei 
paesi del terzo mondo e' strumento di emancipazione e via per riscattarsi 
socialmente fuggendo dall'indigenza lo si deve ancora una volta al fatto che 
si è attinto alle risorse locali senza preoccuparsi di costruire nulla.
Tutti o quasi i migliori calciatori africani militano in campionati 
professionistici all'estero e l'emoraggia di talenti in erba prelevati dalle 
proprie famiglie con la promessa di un futuro migliore sembra difficilmente 
frenabile.
E' una situazione che beneficia della connivenza di pu' parti in causa. 
Naturalmente in primis dei procuratori che acquistano a costo zero atleti la 
cui unica ambizione è un leggero benessere per poi piazzarli a cifre 
centuplicate.
Ultimanente a questo mercato nemmeno troppo sotterraneo si è unita pero' la 
forza che di contro in teoria si sarebbe dovuta opporsi con grande tenacia, 
ovvero la classe politica.
L'estrema rilevanza del fenomeno calcio in Europa è risaputa; ma nella 
desolazione di orizzonti in Africa assume valenze ancora maggiori. Una 
vittoria o di contro una sconfitta vengono usate come mezzi di propaganda a 
favore o contro i governi locali.
Coprire e avvalare dunque questa esportazione di talenti che vanno 
sostanzialmente ad arricchire il calcio altrui ma che ritornano migliorati 
tatticamente puo' tornare a vantaggio di chi ha bisogno di rimanere in 
sella.
Si scopre cosi' che di contro i giocatori della Costa d'Avorio, eliminata 
precocemente dalla manifestazione,  abbiano deluso a tal punto il proprio 
sovrano e rischiato di metterlo in difficoltà politoicamente  e siano stati 
spediti ai lavori forzati per qualche settimana. E che peggio Lagos, 
capitale della Nigeria, sia stata presa d'assalto la notte scorsa da atti 
vandalistici e violenze inaudite, dopo la sconfitta della nazionale di casa 
nella finale contro il Camerun.
Basta quindi un risultato di una partita per condizionare la vita civile di 
un paese. In questo clima di instabilità, normale che un dirigente di calcio 
europeo abbia buon gioco nel scippare senza difficoltà atleti in erba. Con 
scaltrezza e altri metodi, l'Africa perde con la convinzione i aver vinto.

Paolo Ghisoni
 

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