APRILE 2000 
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FORMULA UNO: ANCORA SCHUMACHER

E tre!. Meglio di quanto si potesse aspettare. La Ferrari di Michael Schumacher padrona del mondiale. Un avvio così perentorio lo attendevano e forse sognavano solo i tifosi più accaniti. Quelli che da anni vivevano in silenzio prima la totale astinenza da successi e quindi le ultime due stagioni amarissime. 
Dopo le vittorie in Australia e Brasile, la ciliegina sulla torta poteva e doveva essere Imola. 110mila tifosi sono il parterre ideale per trionfare, per restituire sensazioni di onnipotenza. Non è un nuovo Schumacher a imprese simili ma lo è la scuderia di Maranello, soprattutto negli ultime decenni di vacche magre.Il pilota tedesco riusci’ addirittura 4 volte a vincere consecutivamente, nel 1994, quando era alla della Benetton. 
Un simile dominio di risultati a raffica, stando alla cabala, significa alla fine titolo mondiale. Non importa quanto sei grande, oppure immortale. In Formula 1 le annate spesso nascono all’insegna dell’incedere perentorio di una scuderia. E il titolo di Damon Hill, nel 96 a segno con la Williams proprio dopo i primi 3 Gran Premi dominati, ne è la perfetta testimonianza.
La Ferrari del nuovo millennio sembra avere tutte le carte in regola per recitare proprio quel ruolo tirannico che fu di Williams e Mc Laren. Già , la Mc Laren campione in carica, che con Hakkinen e Coluthard avrebbe dovuto turbare, come nel recente passato, i sonni dei Ferraristi. A Imola, dopo due gare assolutamente deludenti, sono arrivati i primi punti.
La gara si era messa veramente bene per la casa austriaca. Solo una scelta tattica dei meccanici del Cavallino nelle ultime frazioni di corsa ha rotto l’inerzia che pareva dalla parte di Hakkinen. Un pieno che in realtà riempie mezzo serbatoio. Un calcolo in litri, in quantità giusta per  terminare la gara per un  un pit stop fulmineo di 6 secondi. E quando il finlandese vai ai box per l’inevitabile sosta, il sorpasso Ferrari è maturo.
Non è naturalmente tutto rose e fiori a casa Maranello. Barrichello , quarto dietro all’altra Mc Laren di Coultard, mastica amaro. La sua monoposto non appare cosi’ curata nei minimi dettagli come quella del numero uno della Rossa. Forse è una mossa studiata, un rischio calcolato per evitare le faide intestine della passata stagione con Irvine che a metà stagione poteva e voleva ereditare il ruolo di Schumi  anche per necessità contingenti dopo l’incidente di Silverstone.
Il suo attuale mutismo sul fatto di non disporre evidentemente dello stesso gioiello in mano al tedesco appare pero’ un duplice segno di come le cose alla Ferrari abbiano preso il verso giusto. A parte il fatto che lamentarsi ora, con un pilota-compagno  solitario in testa al mondiale, sarebbe eticamente scorretto anche in relazione al  gioco di squadra, va considerato che le premesse di inizio stagione stanno finora trovando pieno riscontro coi risultati. Barrichello è arrivato alla Rossa con chiari compiti di secondo uomo, nonostante le dichiarazioni bellicose pre-mondiale. Pian piano sta scoprendo che la squadra non ha interesse spasmodico nel prendersi cura di lui e che di contro si punta tutto su Schumacher. E come in tutti i gruppi  di successo, c’è chi si deve sacrificare in nome delle gerarchie interne. Per ora ,ma chissà per quanto, squadra che vince non si cambia. Troppi i miliardi e i titoli che parlano a favore del tedesco. Ed anche troppo il tempo che separa la Rossa dal mondiale. Forse, tra un po’, con la pancia piena di successi, si ragionerà meglio ed anche le “spalle” potranno vivere momenti di gloria. 

Paolo Ghisoni
 

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