| APRILE 2000 |
.
.
.
.
.
TENNIS: TATHIANA GARBIN, UN ITALIANA RAMPANTE Non ha il fisico di una Williams e nemmeno il braccio di una Hingis o la potenza della Davenport. E’ pero’ l’esempio che la crisi che attanaglia il nostro movimento tennistico ha una via d’uscita; quella della serieta’ e dell’impegno professionale. Tathiana Garbin, 22enne di Mestre, è la prima azzurra da tempo immemore a trionfare in un torneo WTA. A Bucarest batte in finale l’olandese Boogert e spezza un lunghissimo tabù che purtroppo i colleghi maschi non sfatano da anni. Ma mentre il settore degli uomini appare sempre più in crisi, quello del tennis in gonnella appare in lenta risalita. Tathiana è attualmente la giocatrice italiana più in forma e quella che ha compiuto i migliori progressi a livello di classifica. Accanto a lei pero’ Farina, Grande e le promesse juiniores Vinci e Pennetta concedono fiducia in proiezione futura. Un movimento insomma che anche se non sprizza salute da tutti i pori dimostra come si possa ugualmente togliersi soddisfazioni a livello mondiale.
Professionalmente è ormai accertato che le ragazze italiane sono più votate ai sacrifici e alla stressante vita da circuito rispetto ai maschi. Oltre ai risultati lo mostrano anche il ricambio e di contro la longevità di atlete che da anni si mantengono a livelli medio-alti della classifica. La Garbin è solo uno dei tanti esempi di italiane in giro per il mondo a caccia di punti e di riconoscimenti. Raffaella Reggi, attualmente capitano della nazionale femminile ed in precedenza giocatrice di primordine, in Australia ad inizio anno ci confidava di contare molto proprio sullo spirito di sacrificio della mestrina, a zonzo per il mondo da un continente all’altro per aggredire i quartieri alti del ranking.
Ho avuto anche modo di parlarne recentemente in un posto insolito per una tennista, ovvero in uno stadio di calcio. Al Sant’Elena di Venezia era di scena la Juventus e Tathiana, tifosa bianconera sfegatata, si era catapultata aprofittando di una delle sue rare tappe casalinghe. Reduce allora dalla finale di Bogotà, mi racconto’ di come aveva trascorso una settimana prolifica dal punto di vista agonistico ma assolutamente di clausura dal punto di vista di vita sociale. Partite infatti le connazionali sconfitte ad inizio torneo, la Garbin raccontava di aver infatti passato le sue serate dopo-gara in albergo in compagnia di un televisore e di una cena ordinata al room service. Nessuna evasione, uscita particolare o addirittura quattro passi per le strade della città colombiana, non particolarmente consigliate ad una ragazza sola.
Il destino l’ha ripagata allora con una sconfitta in finale ma ora a Bucarest è arrivato il suo turno; finora il successo da ricordare era la medaglia d’oro ai giochi del Mediterraneo. Con il trionfo in terra rumena la sua classifica subirà un ulteriore passo avanti ma saranno soprattutto morale e convinzione nei propri mezzi a beneficiarne.
Non aspettiamoci di aver trovato noi italiani l’erede di Steffi Graf; Tathiana ha un buon braccio, grande volontà e discrete doti di lottatrice. Ma non sarà mai una tennista capace di surclassare le colleghe. IL suo stile di gioco rispecchia la sua tenacia caratteriale; un tassello alla volta, un piccolo puzzle da comporre con mosse strategiche. Non a colpi di mazzate come le due Williams o la Davenport; ma a colpi di fioretto. Con l’intelligenza e la praticità di chi conosce i propri limiti e sa spingersi al massimo degli stessi per ottenere il possibile.
Basterebbe quello anche per gli esponenti del nostro settore maschile. Ma forse è il caso di ammettere che il sesso debole in queste circostanze è proprio il nostro. Chissà quanti ragazzi a Bogotà nella situazione della Garbin avrebbero scelto la resistenza in clausura ad oltranza piuttosto che la via di fuga anche casalinga.
Professionismo significa soprattutto quello. Alla prossima clausura Tathiana; e che porti altre soddisfazioni.Paolo Ghisoni
Leadership Medica®
Mensile di scienza medica e attualita`
Copyright 1997© All Rights Reserved