| Maggio 2000 |
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PRANDELLI, FANNA E CAMMARATA. CHE SCHERZI DA EX ALLA “SIGNORA” Era la possibile giornata della festa. Si è trasformata nell’incubo che rischia di avere un finale ulteriormente scioccante. Verona è storicamente luogo destinato a dare dispiaceri alle grandi. Il Milan in particolare per ben due volte, sconfitto nello stadio Veneto, consegnò contropronostico due scudetti sulla carta già acquisiti.
La Juventus capolista, in parte sprezzante dei ricorsi storici ed in parte fiduciosa del timore reverenziale che una provinciale si trova addosso al momento di affrontare la prima della classe, è finita invece per complicare parecchio i propri piani-scudetto.
Gli scaligeri, dopo un campionato all’inizio disastroso, sono riusciti a risalire la china sino a trovarsi tranquillamente in salvo a parecchie giornate dal termine. Ed anche questo, sommato ad un fattore “familiare”, costituiva un altro basilare punto d’appoggio delle speranze bianconere. Cosa mai avranno da spingere come dei forsennati un gruppo che non ha più molto da chiedere alla stagione e per giunta guidato da due ex, allenatore e vice, cui la Juventus in passato da giocatori ha regalato gioie indimenticabili?
Questo deve essersi chiesto incredulo, basito , Carlo Ancelotti, allenatore della Juventus. Ma anche l’intero undici bianconero, sovrastato dal ritmo gialloblù e soffocato dal primo vero caldo primaverile al “Bentegodi”.
Ma neanche Prandelli e Fanna, i due timonieri veronesi, hanno forse tenuto conto della variabile “Cammarata” , il bomber ritrovato che con la Juventus aveva un conto in sospeso. Fabrizio è infatti uno dei tanti adolescenti cresciuti nel vivaio bianconero con la speranza un giorno di conquistare con la mitica maglia a strisce verticali qualcosa di importante. Come invece spesso succede, Cammarata per farsi le ossa, è stato spedito su e giù per l’Italia, nella speranza un giorno di poter tornare da protagonista alla casa madre. Una prima volta a Verona, poi Pescara e addirittura Torino sponda granata. Un moto perpetuo senza mai trovare la consacrazione definitiva ma soprattutto senza più essere richiamato nemmeno telefonicamente dai dirigenti bianconeri.
E allora eccola la sua vendetta personale; nel giorno che avrebbe potuto consegnare il 26esimo titolo, la sua doppietta è forse l’unico sgarbo possibile rimastogli a disposizione. Nessun cenno di avvertimento o parole piccate alla vigilia.Fabrizio ha imparato a sue spese, maturando, che l’unica legge del calcio che vale è quella del campo. Ed è stato lì che ha deciso di prendersi la soddisfazione più bella per non aver mai più avuto la possibilità di indossare la casacca della sua prima squadra.
Anche per Prandelli in fondo la vittoria sulla società che lo ha portato a vincere Coppe e scudetti poteva starci come piccola rivincita. Lo scorso anno, nel caotico dopo-Lippi, il vecchio compagno ora dirigente juventino Roberto Bettega, aveva anche fatto un pensierino a lui come papabile successore all’attuale tecnico interista.
Alla fine la scelta caduta proprio su Ancelotti ma soprattutto le motivazioni di tale “taglio” non avevano certo lasciato soddisfatto l’allenatore veronese. Poca esperienza e un nome che non aveva fatto epoca nel calcio italiano non sono parse a Prandelli giustificazioni adeguate al rifiuto. Il fatto che la sua ex-squadra non abbia voluto scommettere per il futuro sulle sue qualità ( ed anche su quelle del suo vice, Pietro Fanna, che lo avrebbe seguito a Torino), qualche rancore deve averlo lasciato. E così , dopo essersene cuciti parecchi sul petto, il rampante Cesare e Pierino crapapelata si sono forse divertiti non poco nell’organizzare il blitz che potrebbe costare alla Juve lo scudetto.
Con ancora 180 minuti da giocare la Lazio è infatti a sole due lunghezze ed il calendario potrebbe portare ulteriori vantaggi ai biancocelesti. Staremo a vedere se Verona questa volta sarà stata solo uno grosso spavento oppure ancora “Fatal” come nel recente passato.Paolo Ghisoni
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