L’ONDA LUNGA VINCENTE DI ROMA.
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Non ne bastava uno di scudetto
per placare una sete di vittorie endemica. Parlano i numeri a tal
proposito; 27 anni ha dovuto attendere la Lazio per centrare il suo secondo
titolo di campionato, 23 quelli che il volley romano ha visto passare prima
che un sestetto della capitale riuscisse a spezzare l’egemonia delle squadre
emiliane.
Nella settimana che segna anche
l’altro trionfo biancoceleste a livello calcistico con la conquista della
Coppa Italia, la Piaggio Roma si aggiudica anche gara –3 e porta a Roma
anche lo scudetto della pallavolo.
Nel 76/77 si chiamava Federlazio,
oggi Roma Volley con uno sponsor prestigioso a livello motoristico. Ironia
del destino anche qui, come per la Lazio nel calcio, il tricolore arriva
con uno sgarbo ad una Vecchia Signora, visto che Modena è stata
sempre definita la Juventus della pallavolo.
Come in tutti i trionfi capitolini
l’entusiasmo suscitato da questa impresa è stato esplosivo. Al PalaEur
una folla di 13mila spettatori ha trascinato al successo la squadra di
Montali facendola risalire dallo svantaggio di due set.In solo due anni
la società verdeblù è riuscita dove altri progetti
ambiziosi in altre discipline hanno fallito oppure hanno visto dilatarsi
paurosamente i tempi del successo. E’ il caso del basket e dell’altro club
calcistico della capitale, quello giallorosso, che ora dopo la vittoria
dei cugini laziali dovrà ancor più accelerare le operazioni
per costruire un grande gruppo vincente.
Le rivalità interne cittadine
pero’ hanno segnato il passo, almeno a dichiarazioni, rispetto a un traguardo
piu’ importante. C’era da liberarsi dall’ingombrante fardello di un ambiente
incapace di costruire qualcosa destinato a rimanere nella storia.
Roma, ma in generale il Sud d’Italia,
è stato più volte ingiustamente etichettata come ambiente
godereccio e frivolo, poco incline al lavoro e ai sacrifici sul campo.
Sole, mare e delizie del palato il presunto cocktail micidiale agli antipodi
delle ricette del perfetto atleta che impediva il raggiungimento di traguardi
prestigiosi.
Da qui a livello di tifoserie e
supporter lo svilupparsi di un particolare spirito critico e contemporaneamente
di un leggero complesso di inferiorità rispetto all’ambiente sportivo
“nordista”; Nebbia, freddo e influenza storica, quanto a disciplina, dell’ex-impero
austro-ungarico, potevano essere la perfetta giustificazione alla maggiore
dedizione dei professionisti settentrionali.
Per questo il sapore ed anche il
calore che ha avvolto Roma dopo il doppio, se vogliamo triplice considerando
la Coppa Italia di calcio ,trionfo è unico. Anni di attesa hanno
sviluppato una enorme voglia di riscatto e di emancipazione da questi clichè
poco simpatici.
La dura legge dello sport evidenzia
come siano i risultati finali a contare; non basta stravincere una battaglia
ma saper gestire le forze nell’arco di tutta una guerra. Motivazioni e
continuità accompagnate anche qui da grande spirito di sacrificio
hanno dato il segnale forte che non esistono due razze vincenti nella nostra
penisola.
Ora arriva però il successivo
scalino, quello più impegnativo. Un solo trionfo puo’ essere sporadico;
per aprire un ciclo vincente bisogna sapersi ripetere. E’ questa la prossima
sfida che attende la Roma dalle molteplici velleità agonistiche
alle soglie del nuovo millennio.
Paolo Ghisoni
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