MAGGIO 2000 
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L’ONDA LUNGA VINCENTE DI ROMA.
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Non ne bastava uno di scudetto per placare una sete di vittorie endemica. Parlano  i numeri a tal proposito; 27 anni ha dovuto attendere la Lazio per centrare il suo secondo titolo di campionato, 23 quelli che il volley romano ha visto passare prima che un sestetto della capitale riuscisse a spezzare l’egemonia delle squadre emiliane.
Nella settimana che segna anche l’altro trionfo biancoceleste a livello calcistico con la conquista della Coppa Italia, la Piaggio Roma si aggiudica anche gara –3 e porta a Roma anche lo scudetto della pallavolo.
Nel 76/77 si chiamava Federlazio, oggi Roma Volley con uno sponsor prestigioso a livello motoristico. Ironia del destino anche qui, come per la Lazio nel calcio, il tricolore arriva con uno sgarbo ad una Vecchia Signora, visto che Modena è stata sempre definita la Juventus della pallavolo.
Come in tutti i trionfi capitolini l’entusiasmo suscitato da questa impresa è stato esplosivo. Al PalaEur una folla di 13mila spettatori ha trascinato al successo la squadra di Montali facendola risalire dallo svantaggio di due set.In solo due anni la società verdeblù è riuscita dove altri progetti ambiziosi in altre discipline hanno fallito oppure hanno visto dilatarsi paurosamente i tempi del successo. E’ il caso del basket e dell’altro club calcistico della capitale, quello giallorosso, che ora dopo la vittoria dei cugini laziali dovrà ancor più accelerare le operazioni per costruire un grande gruppo vincente.
Le rivalità interne cittadine pero’ hanno segnato il passo, almeno a dichiarazioni, rispetto a un traguardo piu’ importante. C’era da liberarsi dall’ingombrante fardello di un ambiente incapace di costruire qualcosa destinato a rimanere nella storia.
Roma, ma in generale il Sud d’Italia, è stato più volte ingiustamente etichettata come ambiente godereccio e frivolo, poco incline al lavoro e ai sacrifici sul campo. Sole, mare e delizie del palato il presunto cocktail micidiale agli antipodi delle ricette del perfetto atleta che impediva il raggiungimento di traguardi prestigiosi.
Da qui a livello di tifoserie e supporter lo svilupparsi di un particolare spirito critico e contemporaneamente di un leggero complesso di inferiorità rispetto all’ambiente sportivo “nordista”; Nebbia, freddo e influenza storica, quanto a disciplina, dell’ex-impero austro-ungarico, potevano essere la perfetta giustificazione alla maggiore dedizione dei professionisti settentrionali.
Per questo il sapore ed anche il calore che ha avvolto Roma dopo il doppio, se vogliamo triplice considerando la Coppa Italia di calcio ,trionfo è unico. Anni di attesa hanno sviluppato una enorme voglia di riscatto e di emancipazione da questi clichè poco simpatici.
La dura legge dello sport evidenzia come siano i risultati finali a contare; non basta stravincere una battaglia ma saper gestire le forze nell’arco di tutta una guerra. Motivazioni e continuità accompagnate anche qui da grande spirito di sacrificio hanno dato il segnale forte che non esistono due razze vincenti nella nostra penisola.
Ora arriva però il successivo scalino, quello più impegnativo. Un solo trionfo puo’ essere sporadico; per aprire un ciclo vincente bisogna sapersi ripetere. E’ questa la prossima sfida che attende la Roma dalle molteplici velleità agonistiche alle soglie del nuovo millennio.

Paolo Ghisoni
 

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