MAGGIO 1999 
 
  
 
DUNCAN-ROBINSON: SAN ANTONIO REGINA DELLA NBA

Un titolo insperato con una coppia di stelle altrettanto casuale. Il primo titolo NBA di San Antonio suona come una torta in faccia a chi da anni programma le proprie strategie scientificamente, per arrampicarsi sul tetto del mondo. L'eredità dei Chicago Bulls orfani di Michael Jordan, nell'anno del clamoroso sciopero dei giocatori contro i proprietari, doveva premiare squadroni come i Lakers, i Rockets o Miami. Alla fine sulla roulette di questo campionato dimezzato per la querelle prima citata esce il bianconero degli Spurs, per la prima volta signori mondiali degli anelli.
Dire che il loro successo era una lontana ipotesi è forse esagerare. A febbraio Greg Popovich, coach e manager di San Antonio, dopo aver perso 8 gare su 14, era in odore di licenziamento. Indovinare come la trasformazione abbia portato il suo quintetto da brutto anatroccolo a squadrone capace di smarrire da allora solo cinque match fa parte di uno di quei misteri da psicologia sportiva. Certo però aiutato dalla presenza negli Spurs di due autentici fuoriclasse, la coppia Duncan-Robinson capace di trascinare nei momenti topici il resto del gruppo.
Un duo che per motivi opposti è approdato al mondo del basket quasi per caso. Duncan, originario delle isole vergini, avrebbe voluto andare alle Olimpiadi come la sorella maggiore a Seoul nel 1988. Un grande talento nei 400 metri stoppato pero' dall'uragano Hugo, che spazzo' l'isola portandosi via anche l'unica piscina dove il piccolo (si fa per dire) Tim si allenava. Un crescita esponenziale in fatto di centimetri lo ha poi inevitabilmente indirizzato sotto i tabelloni.
Stesso fattore che costrinse David Robinson a rinunciare alla carriera in Marina. Sognava di diventare qualcuno soprattutto nei fondali oceanici. Il massimo sarebbe stato Ammiraglio di un sottomarino. Troppi centimetri però in una stagione lo costrinsero ad abbandonare l'idea prima di fasciarsi il capo con un turbante protettivo. Anche per lui il basket era lo sbocco naturale. Una carriera però costellata da continui piazzamenti e mai da un acuto importante. Lo ha detto lui stesso. "Ero considerato un buon perdente. Ora che ho raggiunto il sogno della mia vita mi trovo improvvisamente senza obiettivi. Dovrò trovarne al più presto".
Così come San Antonio, città considerata una provinciale tra le fagocitanti metropoli cestistiche ed ora inaspettatamente regina grazie soprattutto alle "Torri Gemelle", questo il soprannome affibbiato ai due protagonisti della franchigia texana. Un mercato televisivo, quello degli Spurs, tra i più piccoli; per rendere l'idea, in fatto di audience e spettatori, simile all'Udinese nel panorama calcistico italiano. Ma anche questa volta il sogno americano è riuscito a fare breccia tra i miliardi (molti di più) di altre realtà più accreditate.
 
 

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