
LANCE ARMSTRONG. UN
AMERICANO A PARIGI?
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Una favola che può anche non avere il
lieto fine che tutti si attendono. La battaglia è comunque già
stravinta. Non lungo i saliscendi del Tour de France. Su un terreno ancora
più insidioso, dove se scivoli non ti fai solo male.
Lance Armstrong, meno di tre anni dopo aver scoperto
di avere un tumore, era un uomo che aveva il 50% di probabilità
di uscire vincitore dalla gara più importante. Nella classica transalpina
la maglia gialla, anche se forse non sarà tale fino all'arrivo parigino,
è già qualcosa di straordinariamente toccante. Il 3 luglio,
giorno in cui vince alla grande il cronoprologo, è senza dubbio
il giorno più bello della sua seconda vita.
Le prime uscite in bicicletta dopo il ciclo di
chemioterapia hanno avuto sicuramente un sapore speciale, ma tornare ad
assaporare una grande vittoria, a recitare da protagonista su palcoscenici
importanti sono gli obiettivi per i quali il texano ha lottato con tutte
le sue forze da un paio d'anni a questa parte. Lottare non solo per tornare
alla vita normale; ma per riprendere a mulinare chilometri e rivedere traguardi
con le braccia alzate. Per Amstrong vincere il tumore ai testicoli - con
metastasi grandi come palline da golf ai polmoni - non significava riabbracciare
la moglie Kristin o rubacchiare briciole di quotidianità. Per lui
il grande nemico andava sconfitto con un KO micidiale, senza mezzi termini.
La sua vita fino a quel momento era stata imbracciare una bicicletta e
gareggiare in giro per il mondo. E così doveva essere ancora.
Quello che per molti addetti ai lavori è
un miracolo è per il corridore americano semplice forza di volontà.
Il "suo" 4 luglio tutto particolare è un giorno del ringraziamento
che la comunità americana in quel di Francia ha voluto dedicargli
senza titubanze. Il Tour si è innamorato della favola Armstrong.
Il suo calvario e il messaggio di speranza lanciato idealmente a chi soffre
per un male talvolta incurabile non ha nulla di retorico. I segni dell'operazione
e della chemioterapia sono lontani. Ma dentro Lance è più
vivo che mai, paradossalmente più completo, dopo aver fortificato
lo spirito scatenando la sua voglia di vivere a partire dal giorno dopo
l'annuncio della terribile malattia.
Ora da lui ci si attende qualcosa forse impossibile
al primo tentativo dopo una lunga assenza. Ma l'uomo nuovo non corre più
solo per sé. Ha dentro anche la gioia di veder nascere un figlio
il prossimo ottobre. Da una vita che si doveva spezzare ad un altra che
sboccerà tra poco. Un gruppo di geni ribelli sembrava avergli sconvolto
l'esistenza. Non hanno fatto altro che suscitare la reazione dell'ego nascosto
di Lance, quello che ha gridato al mondo "Voglio vivere". Ed ora con l'arrivo
del primogenito il ciclo miracoloso può dirsi compiuto. Anche senza
la maglia gialla nella bacheca di casa.
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