LUGLIO 1999 
 
  
 
LANCE ARMSTRONG. UN AMERICANO A PARIGI?
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Una favola che può anche non avere il lieto fine che tutti si attendono. La battaglia è comunque già stravinta. Non lungo i saliscendi del Tour de France. Su un terreno ancora più insidioso, dove se scivoli non ti fai solo male.
Lance Armstrong, meno di tre anni dopo aver scoperto di avere un tumore, era un uomo che aveva il 50% di probabilità di uscire vincitore dalla gara più importante. Nella classica transalpina la maglia gialla, anche se forse non sarà tale fino all'arrivo parigino, è già qualcosa di straordinariamente toccante. Il 3 luglio, giorno in cui vince alla grande il cronoprologo, è senza dubbio il giorno più bello della sua seconda vita.
Le prime uscite in bicicletta dopo il ciclo di chemioterapia hanno avuto sicuramente un sapore speciale, ma tornare ad assaporare una grande vittoria, a recitare da protagonista su palcoscenici importanti sono gli obiettivi per i quali il texano ha lottato con tutte le sue forze da un paio d'anni a questa parte. Lottare non solo per tornare alla vita normale; ma per riprendere a mulinare chilometri e rivedere traguardi con le braccia alzate. Per Amstrong vincere il tumore ai testicoli - con metastasi grandi come palline da golf ai polmoni - non significava riabbracciare la moglie Kristin o rubacchiare briciole di quotidianità. Per lui il grande nemico andava sconfitto con un KO micidiale, senza mezzi termini. La sua vita fino a quel momento era stata imbracciare una bicicletta e gareggiare in giro per il mondo. E così doveva essere ancora.
Quello che per molti addetti ai lavori è un miracolo è per il corridore americano semplice forza di volontà. Il "suo" 4 luglio tutto particolare è un giorno del ringraziamento che la comunità americana in quel di Francia ha voluto dedicargli senza titubanze. Il Tour si è innamorato della favola Armstrong. Il suo calvario e il messaggio di speranza lanciato idealmente a chi soffre per un male talvolta incurabile non ha nulla di retorico. I segni dell'operazione e della chemioterapia sono lontani. Ma dentro Lance è più vivo che mai, paradossalmente più completo, dopo aver fortificato lo spirito scatenando la sua voglia di vivere a partire dal giorno dopo l'annuncio della terribile malattia.
Ora da lui ci si attende qualcosa forse impossibile al primo tentativo dopo una lunga assenza. Ma l'uomo nuovo non corre più solo per sé. Ha dentro anche la gioia di veder nascere un figlio il prossimo ottobre. Da una vita che si doveva spezzare ad un altra che sboccerà tra poco. Un gruppo di geni ribelli sembrava avergli sconvolto l'esistenza. Non hanno fatto altro che suscitare la reazione dell'ego nascosto di Lance, quello che ha gridato al mondo "Voglio vivere". Ed ora con l'arrivo del primogenito il ciclo miracoloso può dirsi compiuto. Anche senza la maglia gialla nella bacheca di casa.
 

 
 

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