| SETTEMBRE 2000 |
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CALCIO: NAZIONALE; L’ESORDIO DEL TRAP CON L’AMARO IN BOCCA Non era il risultato atteso, sperato, per l’esordio dell’allenatore vincente per eccellenza. Giovanni Trapattoni e la panchina della nazionale si sono finalmente abbracciati dopo lunga attesa. Il tecnico piu’ medagliato d’Italia ha dovuto aspettare le 61 primavere compiute prima che ci si accorgesse di lui in chiave azzurra. Una sorta di dinastia fatta di titolari e vice lo aveva escluso per anni da quello che è senza dubbio il massimo incarico negli obiettivi di un allenatore.
Alla fine una serie di congiunzioni favorevoli ha partorito quella che a tutti i tifosi del pallone pareva la soluzione piu’ logica. Ovvero il “Trap”, l’uomo forte, carismatico e vincente per eccellenza al timone di una delle nazioni con la più fulgida tradizione calcistica mondiale.
Ha cominciato l’avventura tra entusiasmo di addetti ai lavori e giocatori; una ventata di ottimismo, una sorta di scossa comunicativa che mancava da tempo immemore. Bearzot, Vicini, Maldini e Zoff: tutti accomunati da grande serietà e professionalità.
Ma troppo chiusi caratterialmente , emotivamente poco coinvolgenti e soprattutto sempre sulla difensiva per non poter vantare agli occhi di tutti un pedigree nobilissimo fatto di scudetti, coppe europee e intercontinentali.
La credibilità di Trapattoni anche in chiave Nazionale gli consentirà invece di lavorare senza badare troppo alle pressioni dell’ambiente. Giovanni ha le spalle larghe, sa come tenere a bada il veliero azzurro e le correnti che ne accompagneranno il cammino.
Ho sentito personalmente qualche giornalista lamentarsi perche’ dopo soli 3 giorni di ritiro aveva già annunciato la formazione anti-Ungheria, togliendo appetibilità alla sfida dal punto di vista della ricerca delle notizie.
Anche qui pero’ va fatta chiarezza su una categoria alquanto volubile; fino a pochi mesi fa ci si lamentava perché i suoi predecessori non scioglievano le riserve sull’undici titolari sino all’ultimo istante.
L’uragano- Trap pero’, con la sua sferzata di entusiasmo, passa oltre;
lo si è visto già all’indomani dell’esordio con L’Ungheria. Il pareggio beffardo dei piu’ che modesti magiari nei minuti finali per il 2 a 2 conclusivo avrebbe suscitato indubbiamente maggiori perplessità se alla guida dell’Italia non ci fosse stato il nuovo tecnico e il bonus di credibilità da lui portato in dote all’avventura di qualificazione ai mondiali del 2002.
Trap ha subito ammansito le folle citando le 5/6 occasioni da rete nitide create ma non concretizzate e la precaria preparazione di un gruppo ancora a secco di gare di campionato.
La difesa d’ufficio poi di alcuni singoli in ombra (Del Piero su tutti) che altri non avrebbero avuto nemmeno il coraggio di convocare è stata la ciliegina su una torta per il momento riuscita male ma che indubbiamente potrà lievitare nel prossimo futuro.
Adesso c’e un mese di tempo per preparare la gara interna con i rumeni, gli avversari più temibili del raggruppamento. Ma c’è da giurare che il Grande Motivatore, tempo di allora, avrà già cambiato pelle al gruppo. Al Meazza, nel suo stadio da giocatore e da tecnico, c’è da giurare che vedremo un Italia veramente alla Trapattoni.Paolo Ghisoni
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