SETTEMBRE 1999 
 
  
 
AGASSI E WILLIAMS ; VITTORIA....SERENA
.
Un ritorno dal dimenticatoio e un traguardo sognato. Una conferma ed una grande sorpresa. A parte la nazionalità , americana, non ci sono molti punti di contatto tra i due vincitori degli US Open di tennis 1999. Andrè Agassi e Serena Williams di fatto vengono da storie agonistiche differenti. Forse quella della minore delle sorelle cresciute nel ghetto di Los Angeles è troppo recente per essere paragonata ai 29 anni del giocatore di Las Vegas. Sta di fatto che oggi per entrambi è il momento della gloria. Da assaporare e centellinare con accuratezza perché di motivi validi, ancorché differenti, ce ne sono parecchi.
Agassi con il trionfo newyorkese ma anche parigino, datato giugno, si lascia alle spalle un paio d'anni di oscurantismo sia sportivo che umano. Fallito il matrimonio con l'attrice Brooke Shields, Andrè ha scelto di riabbracciare con convinzione il primo amore, ovvero la racchetta. Era finito ben oltre la 100esima posizione mondiale, occupato a tenere ritmi e orari certo non da atleta della splendida compagna. Addirittura lui, campione di Wimbledon, costretto per via della pessima classifica a giocare tornei minori dove il tabellone del punteggio andava aggiornato dagli stessi tennisti durante i cambi campo.  Il coach Brad Gilbert, più amico che consigliere e stratega visto il talento del suo assistito, non ha trovato altra strada che contrapporsi alla figura della moglie. Ha convinto Andrè che il suo mondo era il rettangolo di gioco ed era lì dove non avrebbe mai brillato di luce riflessa. Con la Shields costantemente in giro per gli Stati Uniti per impegni professionali e con il nuovo Agassi di nuovo proiettato alla ricerca della prima posizione mondiale era scontato che il loro rapporto diventasse qualcosa di inesistente. Agassi ha però saputo guardare avanti, credere che un simile talento fosse comunque sprecato anche se fosse arrivato solamente alla seconda posizione mondiale. Lo abbiamo così dapprima visto piangere sul centrale del Roland Garros dopo avere conquistato pochi mesi fa l'unico titolo dello Slam che mancava al suo palmarès. Ma a quel punto la miccia delle motivazioni era innescata. Non gli è bastato diventare uno dei  5 tennisti al mondo capaci di centrare tutte le prove Major (impresa non riuscita tanto per intenderci a immortali della racchetta contemporanea quali Connors, Borg, McEnroe, Lendl e Sampras). Ha marciato dritto su New York, dove curiosamente la sua storia d'amore divisa tra Brooke e il tennis aveva avuto l'ultimo e forse l'unico acuto nel 1994. Ha fatto suo un torneo che con l'uscita prematura per guai fisici di Sampras e Rafter lo dava come grande favorito. Ed ora insieme alla coppa riabbraccia l'ebbrezza di essere il numero uno del mondo, il tennista più forte del 1999 ed insieme un campione ritrovato dopo tante traversie.
"Se qualcuno nel '97 mi avesse detto che quest'anno avrei giocato tre finali consecutive dello Slam (a Wimbledon è stato sconfitto da Sampras) vincendone due, gli avrei risposto di smetterla al più presto di fumare droghe pesanti".
Chi invece non ha mai dubitato nemmeno un secondo , anche a costo di apparire spaccone, sulle capacità delle proprie figlie è Richard Williams, padre di Venus e Serena, che alla vigilia dell'Open aveva profetizzato un epilogo tutto in famiglia nel torneo femminile. E' finita invece con la verità nel mezzo ma soprattutto con una grande sorpresa. Martina Hingis, la numero uno mondiale, aveva respinto con grande classe l'attacco della maggiore delle sorelle, Venus, venendo a capo di un match giocatosi sul terreno preferito dalla colored di Los Angeles ovvero quello della lotta alla distanza. Nonostante la vittoria di Serena nell'altra semifinale sulla Davenport, in pochi avrebbero scommesso sulle capacità della minore delle Williams nel sorprendere la numero uno mondiale in finale. Era Serena alla sua prima finale in un torneo dello Slam, davanti al suo pubblico e magari appagata per un traguardo mai raggiunto prima. Poi, come se non bastasse, con il precedente che Venus, sempre vittoriosa negli scontri fratricidi, non fosse riuscita a scalfire sul piano fisico quella piccola iena svizzera. Tutte preoccupazioni e condizionamenti psicologici che non si sono affacciati nella mente della Williams junior per più di un ora, sino a quando il traguardo della vittoria l'avrebbe risvegliata dal trance agonistico. Troppo tardi comunque per una Hingis provata dalla maratona con Venus e quindi vittima inconscia del "gioco di squadra" delle due ragazze che ora in prospettiva vista anche la giovane età consegnano al tennis femminile una rivalità molto appetitosa.
 
 
 Leadership Medica® 
  Mensile di scienza  medica e attualita` 
 Copyright 1997© All Rights Reserved