OTTOBRE 2000 
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CALCIO: LIPPI-INTER, UN DIVORZIO INEVITABILE

Anche l’uomo della Provvidenza ha dunque fallito. E con lui tutta la dirigenza nerazzurra che lo aveva indicato come punto focale della ricostruzione interista. Un anno e poco più di rapporto burrascoso e Marcello Lippi viene esonerato dalla panchina forse più scottante d’Italia, almeno nell’ultimo decennio.
Sono così nove i tecnici cambiati dal presidente Moratti nei suoi quasi sette anni di presidenza . Ma l’ultimo avvicendamento suona veramente come il più pesante da assorbire per l’ambiente milanese.
Vale la pena di rivivere brevemente le tappe che hanno portato Lippi alla guida della società nerazzurra per capire quanto sia intrisa di delusione e di rassegnazione la situazione attuale in casa Inter.
Stagione 97/98, quella dello scudetto juventino arrivato dopo i veleni del match-clou al “delle Alpi” nel quale viene negato un rigore lampante per un fallo su Ronaldo. Gigi Simoni, allora tecnico interista, deve accontentarsi come i suoi di un secondo posto. In Coppa Uefa però si riscatta, battendo la Lazio nella finale di Parigi.
Nonostante quesi traguardi, Moratti ha già pronto il foglio di via per il tecnico di Crevalcore in caso di sconfitta coi biancocelesti. E’ Zaccheroni che in quei giorni attende il contatto finale interista. Il trionfo nella capitale francese pero’ convince la dirigenza nerazzurra a riconfermare Simoni. Ma all’inizio della stagione seguente è già bufera tra allenatore e presidente, che con una scelta a dir poco azzardata, opta per l’esonero di Gigi in nome di un gioco troppo sparagnino e attendistico.
Arriva Lucescu, rumeno mediocre che finisce ben presto nell’ingranaggio vizioso di clan e ripicche, finendovi stritolato e lasciando la società prima di fine stagione. La barzelletta di fine anno, per le poche partite che rimangono, si chiama Roy Hodgson, inglese più simile a Stan Laurel che ad un allenatore vincente, già peraltro allontanato da Moratti due anni prima. I tifosi impallidiscono, cominciano a dubitare della salute mentale del presidente, che pero’ ha in canna il colpo della possibile resurrezione; ovvero strappare Marcello Lippi, il tecnico che alla Juve ha riaperto un ciclo vincente, alla dirigenza bianconera.
Ed è così che l’ambiente nerazzurro, in nome della sicura risalita, ingerisce il boccone di un allenatore che arriva dalla panchina degli odiati rivali. Poco importa al momento; servono garanzie di poter ritornare al più presto a vincere qualcosa. E in questo Lippi è quello che, stando ai numeri, ha il miglior curriculum possibile.
Come va a finire lo sappiamo tutti, visto che è storia recente: Già sul finire della stagione scorsa la minaccia di dimissioni poi rientrate fa balenare l’ipotesi che l’idillio iniziale tra tecnico e Moratti non sia più tale. La cocente quanto inopinata eliminazione nel preliminare di Champions League fa da spartiacque definitivo; Lippi barcolla, alternando dichiarazioni bellicose, di certezze assolute ad altre dense di rancore e presunzione.
Significative le ultime uscite dell’allenatore viareggino. L’Inter si impone a Lecce nel ritorno degli ottavi di Coppa Italia, rimediando la deludente prestazione casalinga ed il tecnico sentenzia in sintesi . “Ho avute risposte importanti dal gruppo. Stiamo crescendo e i miei giocatori hanno dimostrate di credere nel mio progetto”.
I nerazzurri cadono dieci giorni dopo a Reggio Calabria nella prima uscita di campionato e la nuova versione recita testualmente “Fossi Moratti mi caccerei, poi prenderei tutti i giocatori, li appenderei al muro prendendoli a calci nel sedere”.
Una distonia dialettica che la dice lunga su quanto Lippi avesse gia’ perso il controllo della situazione. Inevitabile dunque la decisione di Moratti, praticamente impossibilitato a salvare il salvabile trovandosi di fronte ad una dichiarazione di impotenza simile.
Ricomincia quindi il tormentone di chi salverà la barca nerazzurra. Al momento si fanno i nomi di Tardelli e Passarella, ma il marasma e la rassegnazione al peggio di tifosi e anche giocatori è palese.
Non sembra dipendere più dunque da chi guida il gruppo il costante malessere interista. Forse è il caso di guardare molto più in alto e accorgersi che non sempre il denaro e l’affetto passionale puo’ fare il bene della Beneamata. Se Berlusconi ha lasciato in mano la tanto amata creatura milanista al fido Galliani un motivo deve pur esserci. E L’esempio vincente milanista al momento fa ancora più male.
C’e da aggiungere che non tutte le colpe dell’ attuale disastro interista passano per le mani della dirigenza. Spiace ammetterlo, ma Lippi ci ha messo molto del suo per finire nel tunnel dell’esonero. Non lo rimpiangeranno certo giornalisti di carta stampata e televisioni per quel suo fare supponente, presuntuoso che a volte è sconfinato nella maleducazione. Il tutto a fronte di risultati che non arrivavano. E si sa che se si vince la gente è anche disposta a perdonare. Viceversa anche gli indici di gradimento subiscono abbassamenti paurosi anche con gentleman di primo pelo.
Sempre rimanendo al paragone milanista, leggetevi ad esempio la querelle estiva Zaccheroni-Berlusconi, che ora con le prime vittorie importanti rossonere pare lontana anni luce. 

Paolo Ghisoni
 

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