NOVEMBRE 2000 
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CALCIO: UDINE DA SOLA IN VETTA AL CAMPIONATO

Ci sono volute 899 giornate di campionato per vedere Udine sul tetto del campionato italiano. Un primato assoluto mai toccato nella storia della società friulana, che ribadisce la bontà del calcio provinciale basato su una organizzazione di livello.
Non è infatti la prima volta che le cosidette realtà minori sorprendono momentaneamente o definitivamente nel corso di una stagione. 
Ma da anni il movimento del pallone nostrano sembra sempre più incanalarsi sul binario di poche superpotenze, capaci di calamitare risultati con continuità.
Le “Sei sorelle” (Juventus-Lazio-Milan-Inter-Roma e Parma) sono quotidianamente le candidate di tutti al titolo. Eppure dopo 360 minuti la capolista è un prodotto glorioso della provincia friulana, ovvero l’Udinese.
Se all’impresa del gruppo di DeCanio si affianca anche la sorprendente marcia dell’Atalanta, capace di impaurire il Milan al Meazza sino al 3-1, ecco che le indicazioni finora della stagione 2000/2001 sono nettamente in controtendenza rispetto ai pronostici.
Programmazione, grandi investimenti economici e nomi altisonanti; finora gli ultimi scudetti hanno dato ragione alle grandi come Milan, Juventus e Lazio. Ma sembrano ormai definitivamente tramontati i tempi in cui il Cagliari di Scopino e il Verona di Bagnoli possono portare in fondo il miracolo di un piccolo club che va a vincere il titolo.
Ci si attrezza per vincere su tutti i fronti e chi può farlo a fronte di ingenti investimenti sono solamente quelle società che hanno introiti importanti derivanti da sponsor o diritti televisivi.
Eppure , nonostante questo panorama teoricamente mono-indirizzato, c’è spazio nella corsa al titolo più desiderato, per Udinese e come detto anche Atalanta.
Com’è possibile ad esempio che un’Inter a fronte di miliardi e giocatori di spessore mondiale possa accusare un ritardo cosi’ sensibile dall’attuale capoclassifica?
In parte la spiegazione, piuttosto stereotipata nel mondo del pallone, potrebbe portare all’affermazione che il cuore sopperisce a volte anche al vil denaro. 
C’è pero’ da considerare anche un altro fattore, dipendente direttamente dal grandeur ormai acquisito dalle potenze calcistiche prima citate.
Lo status di primedonne continentali comporta una serie di impegni non trascurabili su tutti i fronti sui quali si è impegnati. Una Lazio ad esempio, campione in carica, mira certamente alla Champions League, ma non puo’ certo permettersi di snobbare il torneo dov’è detentrice del titolo. E neppure quella Coppa Italia che ha sollevato nell’ultimo atto della stagione passata. Ecco allora che programmarsi per rendere bene su tutti i fronti appare sempre più problematico, in virtù del fatto che dare priorità ad una manifestazione non da certo la certezza della riuscita al traguardo.
Udine, oltre alla Coppa Uefa, ha il vantaggio di giocare senza eccessive pressioni in campionato e di poter contare su un altro fattore determinante;
la tranquillità dell’ambiente e della continuità nel lavoro.
De Canio, come prima Guidolin e ancor prima Zaccheroni hanno potuto forgiare un gruppo compatto senza l’assillo dei risulatti a tutti i costi. Sperimentare, cambiare poco, senza stravolgimenti, inserire qualche tassello in un ‘ossatura già discreta, è un lusso che in Friuli, come a Bergamo non è da sottovalutare. Certo, non come a Milano, dove dopo un paio di risultati negativi a gente fichia e i presidenti sentono il dovere di cambiare qualcosa, mettendo mano al portafoglio o alla mannaia.
Il messaggio o l’interrogativo che ci viene ancora una volta dalla sana provincia è lampante; ma veramente metropoli e soldi fanno la differenza rispetto a organizzazione e mosse calibrate a secondo della disponibilità. E proprio uno dei vecchi detti popolari non recitava che era nella botte piccola il miglior vino…     

Paolo Ghisoni
 

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