| NOVEMBRE 2000 |
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DEMETRIO ALBERTINI: LA MIA PARTITA DEL GIUBILEO Una figura che appare un teorico paradosso; calciatore di enorme spessore agonistico, sempre nel mezzo della battaglia, di parole e toni aspri. Eppure nel proprio ambito silenzioso esponente di una fede difficilmente conciliabile con l’urlato mondo pallonaro. “E’ vero, ma basta trovare un interlocutore. Si puo’ parlare di religione anche in un mondo etichettato come vuoto e propenso solo all’esteriorità” sentenzia Demetrio Albertini, cattolico praticante ed anche talento calcistico degli anni ’90.
Lui, l’emozione di giocare davanti al Papa l’aveva già provata in precedenza. La partita del Giubileo è stato allora “una testimonianza importante per tutti i giovani ed anche per il Pontefice, che in fondo ha ancora le energie di un adolescente”.
Comunque e’ indubbiamente una grossa emozione questa chanche di incontrare un protagonista che ha cambiato la storia degli ultimi decenni. Direi che la paragonerei alla recente doppietta al Barcellona. Sono entrambe cose che accadono rarissime volte nella vita. E se col Papa ci sono riuscito in un paio di occasioni, chissà che anche nel calcio non mi riesca di bissare un’impresa simile”.
Altra piccola curiosità controtendenza che contraddistingue il passato di Demetrio, l’esempio del fratello Alessio, parroco in un paesino di provincia nel padovano e da sempre costante punto di riferimento nella vita del campione rossonero. Di solito un calciatore rappresenta il modello per il resto de componenti della propria famiglia, qui il contrario.
“Beh, innanzitutto Alessio ha qualche anno più di me. Poi è sempre stato così sicuro del suo futuro e di cosa volesse dalla vita che per me è stato inevitabile erigerlo a confidente, a punto di riferimento costante.”
Ha celebrato il matrimonio di Demetrio con la moglie Uriana, che recentemente lo ha reso padre, ed anche lo ha indirizzato quando c’era da intraprendere qualche iniziativa socialmente valida. Naturalmente cominciando dal proprio Oratorio.
“Normale che sia stato e sia così. Inutile andare a disperdere offerte o altre sforzi in situazioni lontane. Meglio agire nel proprio piccolo, con piccoli gesti. Personalmente mi da molto di più incontrare una persona disagiata e offrirgli dei supporti logistici che altre situazioni publicizzate ma poco concrete”.
Da sempre Demetrio-calcio-Oratorio è stato il triangolo isoscele di una crescita costante che ha portato il ragazzino dal viso pulito a vincere tutte le preclusioni sul suo conto e a proiettarlo verso i vertici del calcio mondiale. Ha cominciando scavalcando le mura della Parrocchia per approdare al campetto annesso. Ed ora che è un campione affermato non perde occasione per ribadire l’utilità degli oratori nel formare il ragazzino-atleta.
“Innanzitutto bisogna dire che la Chiesa ha capito l’importanza dello sport per far avvicinare i ragazzini alla Parrocchia. Ci sono parecchi fattori dispersivi, tante distrazioni che ora contrastano con il lavoro di raccolta cattolico.
Poi a mio avviso chi sbaglia di più sono i genitori, che mettono troppa pressione ai propri ragazzi e che si creano aspettative elevate non appena si intravede un briciolo di talento. La tendenza è bypassare gli oratori e approdare al più presto alle scuole calcio. Cosa sbagliatissima, perché a vita d’oratorio di consente di crescere dal punto di vista umano, con il senso del gruppo e con tanti piccoli particolari che rendono felice la vita di un adolescente.Pre me è stato così e pur essendo un calciatore ormai affermato non rimpiango nulla della mia infanzia.”Paolo Ghisoni
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