DICEMBRE 1999 
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RUGBY: AUSTRALIA “REGINA” DEL MONDO
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L’ennesimo intreccio di sport e politica. Questa volta più soft, con tinte a dir poco curiose. L’Australia del rugby vince il suo secondo campionato del mondo curiosamente ancora nella nazione che lo ha creato. E fin qui nulla di strano. Salvo due fattori a contorno che fanno dell’evento una coincidenza di situazioni imbarazzanti.
I “Wallabies”, questo il soprannome dei giocatori provenienti dalla terra dei canguri, hanno trionfato ancora sul suolo dello stato che per piu’ di un secolo è stato loro colonizzatore. Si dice che in passato i sudditi di sua maestà spedissero in Australia la feccia anglosassone; ladri, assassini ed anche squilibrati. Un modo per spiegare a tratti la vena folle e imprevedibile che percorre le menti di aborigeni o sanguemisto bianchi che popolano l’ Oceania.
A Cardiff  decine di anni dopo la storia dello sport ha riscritto un altro capitolo intriso di rivincite e riscatto. il “Quindici” delle terra dei canguri ha sconfitto la sorprendente Francia  sotto gli occhi della regina Elisabetta II e il capitano, John Eales, ha ricevuto propria dalla massima esponente della monarchia d’oltremanica la Coppa del Mondo. Tralasciando pero’ il puro aspetto agonistico è proprio quello “politico” a colpire per lo scherzo del destino che a voluto mettere di fronte colonizzati e colonizzatori in una sorta di remake impossibile.
Proprio la cerimonia della premiazione è stato il  momento più intrigante e scottante del grigio pomeriggio inglese. Nel giorno in cui in Australia si decideva con un referendum popolare la scelta tra governo Repubblicano e Monarchia, il capitano dei Wallabies ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco davanti al simbolo di quella nazione che per anni i suoi antenati hanno combattuto. Con consumato sorriso diplomatico ha rivolto le solite frasi di circostanza alla Regina dopo quelle già espresse nel 1991 quando furono addirittura i padroni di casa a piegarsi a Twickenham. E con il trofeo tra le braccia deve aver pensato che una giornata simile difficilmente qualcuno l’avrebbe potuta vivere.
Lui, John Eales, cosi come probabilmente gli altri compagni d’avventura, avevano votato per l’abolizione della monarchia, per quella discendenza dalla madrepatria che per anni l’Inghilterra ha cercato di tener viva ma che gli “Ozie” non hanno mai sentito.
Nel giorno dell’affrancazione ricevere il riconoscimento più grande da chi ha incarnato per anni il nemico. E per giunta nello sport tradizionalmente anglosassone tanto da essere giocato in stadi considerati “templi” della disciplina. Se 8 anni fa gli australiani avevano vissuto un pomeriggio di rivincite, mai si sarebbero aspettati questo bis con una concomitanza di eventi a loro favore strepitoso. Gli storici hanno già commentato l’eccessiva  voglia di grandeur ed espansionismo dei sudditi di sua maestà.  Noi ci limitiamo a dire che il diavolo inglese sembra aver fatto troppe pentole e pochi coperchi.
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