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RUGBY: AUSTRALIA “REGINA” DEL MONDO
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L’ennesimo intreccio di sport e politica. Questa
volta più soft, con tinte a dir poco curiose. L’Australia del rugby
vince il suo secondo campionato del mondo curiosamente ancora nella nazione
che lo ha creato. E fin qui nulla di strano. Salvo due fattori a contorno
che fanno dell’evento una coincidenza di situazioni imbarazzanti.
I “Wallabies”, questo il soprannome dei giocatori
provenienti dalla terra dei canguri, hanno trionfato ancora sul suolo dello
stato che per piu’ di un secolo è stato loro colonizzatore. Si dice
che in passato i sudditi di sua maestà spedissero in Australia la
feccia anglosassone; ladri, assassini ed anche squilibrati. Un modo per
spiegare a tratti la vena folle e imprevedibile che percorre le menti di
aborigeni o sanguemisto bianchi che popolano l’ Oceania.
A Cardiff decine di anni dopo la storia
dello sport ha riscritto un altro capitolo intriso di rivincite e riscatto.
il “Quindici” delle terra dei canguri ha sconfitto la sorprendente Francia
sotto gli occhi della regina Elisabetta II e il capitano, John Eales, ha
ricevuto propria dalla massima esponente della monarchia d’oltremanica
la Coppa del Mondo. Tralasciando pero’ il puro aspetto agonistico è
proprio quello “politico” a colpire per lo scherzo del destino che a voluto
mettere di fronte colonizzati e colonizzatori in una sorta di remake impossibile.
Proprio la cerimonia della premiazione è
stato il momento più intrigante e scottante del grigio pomeriggio
inglese. Nel giorno in cui in Australia si decideva con un referendum popolare
la scelta tra governo Repubblicano e Monarchia, il capitano dei Wallabies
ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco davanti al simbolo di quella nazione
che per anni i suoi antenati hanno combattuto. Con consumato sorriso diplomatico
ha rivolto le solite frasi di circostanza alla Regina dopo quelle già
espresse nel 1991 quando furono addirittura i padroni di casa a piegarsi
a Twickenham. E con il trofeo tra le braccia deve aver pensato che una
giornata simile difficilmente qualcuno l’avrebbe potuta vivere.
Lui, John Eales, cosi come probabilmente gli
altri compagni d’avventura, avevano votato per l’abolizione della monarchia,
per quella discendenza dalla madrepatria che per anni l’Inghilterra ha
cercato di tener viva ma che gli “Ozie” non hanno mai sentito.
Nel giorno dell’affrancazione ricevere il riconoscimento
più grande da chi ha incarnato per anni il nemico. E per giunta
nello sport tradizionalmente anglosassone tanto da essere giocato in stadi
considerati “templi” della disciplina. Se 8 anni fa gli australiani avevano
vissuto un pomeriggio di rivincite, mai si sarebbero aspettati questo bis
con una concomitanza di eventi a loro favore strepitoso. Gli storici hanno
già commentato l’eccessiva voglia di grandeur ed espansionismo
dei sudditi di sua maestà. Noi ci limitiamo a dire che il
diavolo inglese sembra aver fatto troppe pentole e pochi coperchi.
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