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TENNIS FEMMINILE: NONOSTANTE IL COMPUTER,
CAMBIO AL VERTICE.
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Non è stata un stagione felicissima per
Martina Hingis ; o meglio il 1999 non si è rivelato l’anno ricco
di soddisfazioni che la giovane campionessa svizzera aveva a ragione immaginato
dopo un biennio da dominatrice al vertice del tennis femminile. In seguito
alla vittoria in Australia, il circuito ha riservato a Martina
una cocente finale persa a Parigi, una eliminazione shock al primo turno
di Wimbledon e un altro amaro epilogo a New York.
Tutte debacle tra l’altro che non l’hanno mai
portata comunque ad incrociare la strada della giocatrice che sul finire
del 1998 l’aveva battuta in un paio di occasioni (evento rarissimo), ovvero
la numero 2 mondiale Lindsay Davenport.
L’ascesa inesorabile poi delle sorelle Williams,
sommata agli addii di Graf e Novotna , ha comunque contruibuito alla creazione
di una situazione estremamente fluida ed interessante nella lotta al titolo
mondiale in gonnella.
Stagione che ha vissuto il suo ultimo atto proprio
nel weekend alle spalle con la disputa del Masters femminile nello splendido
scenario del Madison Squadre Garden di New York.
C’era naturalmente molto interesse per scoprire,
dopo una stagione altalenante con 4 vincitrici diverse in altrettante prove
dello Slam, chi avesse in canna il colpo risolutore.
Come nel copione migliore di un western avvincente
si sono trovate di fronte in finale Hingis e Davenport, rispettivamente
prima e seconda giocatrice mondiale. E l’ultimo duello del 1999 rimarrà
scolpito nella memoria di molti addetti ai lavori come un evento dal duplice
contorno statistico; con l’americana a sollevare il premio per la vittoria
nel torneo di chiusura ma con Martina capace di mantenere la prima posizione
mondiale per pochi punti.
Ora tralasciando un sistema di computo che più
volte ha suscitato dubbi e critiche, ci si può anche permettere
di rovesciare l’esito dei numeri e premiare “moralmente “ Lindsay come
miglior giocatrice dell’anno. I suoi enormi miglioramenti hanno trovato
ulteriore riscontro e continuità in una stagione dove la tennista
californiana era chiamata a confermare l’ottimo 1998 che, anche stando
ai numeri del computer, le aveva consegnato il primato femminile.
Simbolico e significativo a tal proposito il
“verbale” stilato dalla stessa Hingis al termine del Masters. “E’ la Davenport
la migliore tennista dell’anno“. Una dichiarazione più che sportiva
che rende omaggio alla prima rivale. Tutt’altra musica aveva cantato la
stessa Martina ad inizio anno quando i ruoli erano invertiti. Ossia la
Davenport numero 1 per la classifica e la svizzera nel ruolo di inseguitrice.
“Se chiedete a chi ne capisce di tennis chi è la numero uno mondiale,
quasi tutti indicheranno il mio nome. La Davenport ? molti non sanno nemmeno
chi sia...”
Sono passati circa 11 mesi da questa antipatica
dichiarazione rilasciata alla vigilia della prima prova importante dell’anno,
ovvero gli Australian Open. Martina pobabilmente parlava da ragazzina ferita
dopo che le era stato sottratto “il giocattolo” più importante.
Come detto il 1999 della Hingis è stato
più ombre che luci. Ma a giudicare dalle parole di fine Masters
alcune delusioni l’hanno resa più matura e meno adolescenziale nelle
reazioni alle avversità. In una parola sola più campionessa.
Che significa accettare con serenità di giudizio anche la momentanea
superiorità delle avversarie.
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