OTTOBRE 1999 
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TENNIS  FEMMINILE: NONOSTANTE IL COMPUTER, CAMBIO AL VERTICE.
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Non è stata un stagione felicissima per Martina Hingis ; o meglio il 1999 non si è rivelato l’anno ricco di soddisfazioni che la giovane campionessa svizzera aveva a ragione immaginato dopo un biennio da dominatrice al vertice del tennis femminile. In seguito alla vittoria in Australia,  il circuito ha riservato a Martina  una cocente finale persa a Parigi, una eliminazione shock al primo turno di Wimbledon e un altro amaro epilogo a New York.
Tutte debacle tra l’altro che non l’hanno mai portata comunque ad incrociare la strada della giocatrice che sul finire del 1998 l’aveva battuta in un paio di occasioni (evento rarissimo), ovvero la numero 2 mondiale Lindsay Davenport.
L’ascesa inesorabile poi delle sorelle Williams, sommata agli addii di Graf e Novotna , ha comunque contruibuito alla creazione di una situazione estremamente fluida ed interessante nella lotta al titolo mondiale in gonnella.
Stagione che ha vissuto il suo ultimo atto proprio nel weekend alle spalle con la disputa del Masters femminile nello splendido scenario del Madison Squadre Garden di New York.
C’era naturalmente molto interesse per scoprire, dopo una stagione altalenante con 4 vincitrici diverse in altrettante prove dello Slam, chi avesse in canna il colpo risolutore.
Come nel copione migliore di un western avvincente si sono trovate di fronte in finale Hingis e Davenport, rispettivamente prima e seconda giocatrice mondiale. E l’ultimo duello del 1999 rimarrà scolpito nella memoria di molti addetti ai lavori come un evento dal duplice contorno statistico; con l’americana a sollevare il premio per la vittoria nel torneo di chiusura ma con Martina capace di mantenere la prima posizione mondiale per pochi punti.
Ora tralasciando un sistema di computo che più volte ha suscitato dubbi e critiche, ci si può anche permettere di rovesciare l’esito dei numeri e premiare “moralmente “ Lindsay come miglior giocatrice dell’anno. I suoi enormi miglioramenti hanno trovato ulteriore riscontro e continuità in una stagione dove la tennista californiana era chiamata a confermare l’ottimo 1998 che, anche stando ai numeri del computer, le aveva consegnato il primato femminile.
Simbolico e significativo a tal proposito il “verbale” stilato dalla stessa Hingis al termine del Masters. “E’ la Davenport la migliore tennista dell’anno“. Una dichiarazione più che sportiva che rende omaggio alla prima rivale. Tutt’altra musica aveva cantato la stessa Martina ad inizio anno quando i ruoli erano invertiti. Ossia la Davenport numero 1 per la classifica e la svizzera nel ruolo di inseguitrice. “Se chiedete a chi ne capisce di tennis chi è la numero uno mondiale, quasi tutti indicheranno il mio nome. La Davenport ? molti non sanno nemmeno chi sia...”
Sono passati circa 11 mesi da questa antipatica dichiarazione rilasciata alla vigilia della prima prova importante dell’anno, ovvero gli Australian Open. Martina pobabilmente parlava da ragazzina ferita dopo che le era stato sottratto “il giocattolo” più importante.
Come detto il 1999 della Hingis è stato più ombre che luci. Ma a giudicare dalle parole di fine Masters alcune delusioni l’hanno resa più matura e meno adolescenziale nelle reazioni alle avversità. In una parola sola più campionessa. Che significa accettare con serenità di giudizio anche la momentanea superiorità delle avversarie.
 
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