NOVEMBRE 2000 
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RUGBY: ALL BLACKS, LEGGENDA IN TURNE’

Che il bistrattato rugby di casa nostra subisse un impennata di audience ed interesse nel momento in cui all’orizzonte si profili un evento di caratura mondiale è ormai un dato di fatto.
Lo scorso anno la prima partecipazione al “Sei nazioni”, divenuto tale proprio per l’ingresso italiano nella elite continentale dell’ovale, ha segnato picchi d’interesse strepitosi quando la nazionale azzurra si confrontava con i mostri sacri della disciplina.
E lo scorso weekend l’approdo nella penisola dei leggendari All Blacks neozelandesi ha ribadito che il fascino dei big match rugbistici in casa nostra è parecchio vivo
A Genova i leggendari atleti dell’isola forse più invidiata del mondo hanno proposto per la seconda volta la loro leggendaria haka , danza pre-match intrisa di canti e gesta tribali, che tanto sembra intimorire gli avversari.
Ma come spesso accade quando l’avversario è di richiamo, il sedici azzurro ha sfoderato una prestazione maiuscola, entusiasmando il pubblico di Marassi, giunto in massa a sostenere la nostra rappresentativa.
Intendiamoci, per impresa intendiamp il fatto di non essersi fatti annichilire da queste macchine da meta e l’aver fatto a tratti match pari con i loro schemi cingolati. Due mete ai mitici All Blacks con la mischia non si erano mai verificate. E se alla fine anche l’allenatore neozelandese, Wayne Smith, uscito dal proprio spogliatoio si è diretto nel nostro per complimentarsi singolarmente con ogni giocatore italiano, qualcosa deve pur voler dire qualcosa.
I riscontri di gioco sono andati di pari passo con quelli di pubblico presente (come detto lo stadio genovese esaurito con 37 mila presenze) e con quelli di ascolto televisivo. Piu’ di un milione di telespettatori hanno assistito al Jaguar test-match con uno share vicino all’’11%. 
Dati che pero’ si abbassano tremendamente quando si tira in ballo il solo campionato italiano; gli ascolti ed anche le prestazioni dell?Italia dell’ovale sembrano legati da un sottile filo conduttore. Se la gara e’ di richiamo, arrivano grandi lotte e ascolti importanti. Di contro, l’anonimato di incontri nazionali o internazionali non di cartello riinghiottono questo sport nei meandri del dimenticatoio.
Non essendoci un movimento di base come quello inglese o francese, sembra dunque esserci spazio e gloria per il rugby azzurro solo poche volte all'anno. Per il resto il pianeta calcio continua a fagocitare i suoi fratellini meno famosi.
Non si scappa purtroppo da questa equazione e probabilmente fino a quando, come successo con la pallavolo, non diventeremo i più forti al mondo, i movimenti minori avranno sempre sporadica pubblicita’ e costanti destini di nicchia.
Prepariamoci pero’, sempre con il rugby, alla ripresa del 6 nazioni. A Febbraio riparte la chanche azzurra. Tutto sta, per favorire un ulteriore salto di qualita’, nel far fruttare questi prossimi 5 incontri con il gotha continentale nel migliore die modi.Lo scorso anno, dopo il sorprendente successo iniziale sulla Scozia, arrivarono poi 4 sconfitte filate. Ora l’obiettivo, per andare incontro a crescite di audience maggiori, è fare qualcosa in più. Non sarà facile, visti gli avversari e la loro tradizione. Ma questa è la legge dello sport; per dimostrarsi cresciuti, contano i risultati e i riscontri di anno in anno. Allora, forza azzurri, diamoci dentro. 

Paolo Ghisoni
 

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