DICEMBRE 1999 
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CALCIO: ROMANE A BRACCETTO IN VETTA
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Può anche portare male. Ma il 17 che la Roma calcistica aspettava uscisse è finalmente ricomparso.
Non settimane o mesi, ma anni. Era il 5 novembre 1972 quando per l'ultima volta le due società copitoline lottavano fianco a fianco per lo scudetto appaiate ai vertici della classifica. La lunga attesa, la voglia di riassaporare una emozione così forte in riva al Tevere ha trovato conforto in una domenica che ha visto la Roma dominare a Udine e una Lazio ancora convalescente, dopo essere stata tramortita una settimana fa propria nel derby, farsi bloccare in casa dalla Juventus. Ci sono anche i bianconeri alla pari nel duo romano. Ma vista la gloriosa storia della squadra torinese questo non fa notizia. La fa invece il fatto che finalmente dopo altalenanti stagioni tra gioie e dolori, giallorossi e biancocelesti siamo di nuovo accomunati dal profumo del successo.
A cavallo degli anni '70 la Lazio di Maestrelli e Chinaglia aveva vinto uno scudetto quasi dal nulla.
Più continua la Roma targata Falcao che sempre a metà anni '80 centrò il titolo  e sfiorò una Coppa Campioni. Ma per entrambe la mancata soddisfazione di bruciare sul traguardo gli odiati cugini. Quando erano in auge i primi, ecco una rivalità insipida per la scarsa capacità dei secondi. E quando Liedholm porta nella capitale il secondo titolo della storia per i tifosi della Lupa, ecco che i laziali annaspano nei meandri della B.
Mai insomma era esistito un dualismo congiunto che portasse la capitale a vivere pienamente di calcio spettacolo. Non che non ci provasse. Ma alla fine dal cilindro magico dello scudetto usciva sempre vincitrice una società che non era capitolina. Chiuse nella morsa milanista e juventina, le romane in pieno marasma tattico e di risultati sono arrivate addirittura al rubarsi vicendevolmente quello Zeman dagli schemi spregiudicati e a tratti spumeggianti ma mai vincenti.
Questo nonostante gli investimenti onerosi di Cragnotti e Sensi, due presidenti agli antipodi  come approcci gestionali ma certo genuini nella loro voglia di fare grandi le rispettive società.
Nella stagione alle spalle il titolo sfiorato dalla Lazio e la conquista della Coppa delle Coppe ha immediatamente stimolato la contromossa giallorossa che è riuscita ad accaparrarsi il tecnico italiano più vincente dell'ultimo decennio, ovvero Fabio Capello.
Se la scalata biancoceleste ai vertici nazionali e continentali era ormai diventata un assioma, alla rimanente parte di Roma non rimaneva che gettare le proprie fish sul tavolo dell'allenatore friulano imbandito di trofei conquistati come giocatore e tecnico tra Milano e Torino. Una scommessa importante ma con un fondamento logico e basilare; la perfetta conoscenza che Capello aveva dell'ambiente e delle aspettative giallorosse per averci militato da calciatore un paio di annate.
Così per il momento Roma intera può guardare la parte alta della classifica e sorridere, pregustando una sensazione nuova. Non più sfottò e sberleffi all'insegna delle disgrazie altrui. Ma di contro possibilità di rivaleggiare a suon di vittorie. Il calcio italiano porta curiosamente i tifosi a vivere ancora più intensamente le emozioni del pallone con l'andare longitudometrico dei chilometri. Se a Reggio Calabria le gesta in A della società granata scaldano quotidianamente una città, nella capitale poco ci manca. Quotidiani, Tv e radio locali imbandiscono con cadenza impressionante trasmissioni e dibattiti sulle due società. La fame di calcio è tanta e alimentarla finalmente con vittorie pestigiose da parte di entrambe è senza dubbio la medicina migliore. Perso l'impero da secoli, Roma non ha comunque mai smesso di voler essere ancora, almeno nel gioco più antico del mondo, "Caput Mundi".

Paolo Ghisoni
 
 

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