| TENNIS: AUSTRALIA, COPPA DAVIS NUMERO 27
Non è una novità che in tutte le
discipline sportive una nazione, quando può far valere in qualche
modo il fattore casalingo, cerchi l'espediente anche più sottile
per raggiungere l'obiettivo. Nel tennis e in particolare la Coppa Davis
ne sa qualcosa soprattutto l'Italia che, senza avere giocatori di vertice,
è riuscita spesso ad avere ragione di avversari sulla carta più
forti aggrappandosi proprio al fattore campo. La finale raggiunta la passata
edizione contro la Svezia ha addirittura rischiato senza l'infortunio
di Gaudenzi di premiarci come vincitori dell'Insalatiera grazie ad un solo
successo in trasferta in quattro incontri giocati.
La manifestazione 1999 ha riproposto un epilogo
"nobile" se si considerano le origini della classica per nazioni più
prestigiosa del mondo. Francia e Australia, le due contendenti, vantano
infatti un curriculum prurivincitore e a cavallo degli anni 20 e 30 si
sono rese protagoniste insieme agli Stati Uniti di un autentico monologo
al vertice.
Nel palazzetto dello Sport di Nizza erano quest'anno
i transalpini a poter beneficiare dello stadio di casa e naturalmente anche
della scelta della superficie, senza dubbio il fattore più importante
e decisivo negli esiti della sfida.
Accade sempre più spesso nel tennis contemporaneo
che il manto di gioco venga deciso non in virtù delle migliori attitudini
delle proprie racchette ma al contrario prendendo in considerazione le
debolezze degli avversari. E' il sintomo più evidente di come sia
cambiata la Coppa negli ultimi decenni. In passato la giocavano tutti i
migliori; ora i forfait di molti lascia spazio ai ragionamenti anziché
all'istinto di decidere di confrontarsi dove ci si ritiene più agevolati.
E' il caso dei francesi che, privi di tennisti
di primissimo piano, hanno optato per disputare la finale sulla terra rossa,
puntando sul fatto che l'intera equipe australiana "masticasse" veramente
poco in materia di superfici lente.
Storicamente gli "Ozie" poco adeguano i loro
schemi perfettamente offensivi da erba, terreno di gioco più diffuso
nel continente oceanico, al "rosso" europeo.
Nizza ha invece premiato le capacità agonistiche
ed il cuore dei giocatori ospiti, capaci di imporsi per la 27esima
volta nella storia della Davis.
Per la cronaca la tre giorni francese è
stata decisa dal doppio della seconda giornata, giocatosi sull'1 a 1 e
vinto dai ragazzi di capitan Newcombe. Ma il punto decisivo lo ha conquistato
Philippoussis su Pioline nel confronto tra i due numeri uno.
Senza il tennista più forte, ovvero Par
Rafter operato ad una spalla, L'Australia si è comunque dimostrata
più squadra rispetto ai transalpini, bissando la propria supremazia
sulla Francia poche settimane dopo la vittoria nel mondiale di rugby.
L'aver appianato le divergenze passate
tra Phlippoussis e il capitano Newcombe ha restituito al tennis mondiale
una equipe sulla carta veramente difficile da battere nei prossimi anni
proprio grazie al rientro di Rafter. Sperando che il fortissimo sentimento
patriottico dei "canguri" si mantenga tale, evitando di allungare la lista
delle defezioni vip (Sampras, Agassi, Becker) che nelle ultime edizioni
hanno tolto credibilità alla manifestazione a vantaggio di nazioni
modeste (leggi appunto Italia).
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