DICEMBRE 1999 
 
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TENNIS: AUSTRALIA, COPPA DAVIS NUMERO 27

Non è una novità che in tutte le discipline sportive una nazione, quando può far valere in qualche modo il fattore casalingo, cerchi l'espediente anche più sottile per raggiungere l'obiettivo. Nel tennis e in particolare la Coppa Davis ne sa qualcosa soprattutto l'Italia che, senza avere giocatori di vertice, è riuscita spesso ad avere ragione di avversari sulla carta più forti aggrappandosi proprio al fattore campo. La finale raggiunta la passata edizione contro la Svezia ha addirittura rischiato senza  l'infortunio di Gaudenzi di premiarci come vincitori dell'Insalatiera grazie ad un solo successo in trasferta in quattro incontri giocati.
La manifestazione 1999 ha riproposto un epilogo "nobile" se si considerano le origini della classica per nazioni più prestigiosa del mondo. Francia e Australia, le due contendenti, vantano infatti un curriculum prurivincitore e a cavallo degli anni 20 e 30 si sono rese protagoniste insieme agli Stati Uniti di un autentico monologo al vertice.
Nel palazzetto dello Sport di Nizza erano quest'anno i transalpini a poter beneficiare dello stadio di casa e naturalmente anche della scelta della superficie, senza dubbio il fattore più importante e decisivo negli esiti della sfida.
Accade sempre più spesso nel tennis contemporaneo che il manto di gioco venga deciso non in virtù delle migliori attitudini delle proprie racchette ma al contrario prendendo in considerazione le debolezze degli avversari. E' il sintomo più evidente di come sia cambiata la Coppa negli ultimi decenni. In passato la giocavano tutti i migliori; ora i forfait di molti lascia spazio ai ragionamenti anziché all'istinto di decidere di confrontarsi dove ci si ritiene più agevolati.
E' il caso dei francesi che, privi di tennisti di primissimo piano, hanno optato per disputare la finale sulla terra rossa, puntando sul fatto che l'intera equipe australiana "masticasse" veramente poco in materia di superfici lente.
Storicamente gli "Ozie" poco adeguano i loro schemi perfettamente offensivi da erba, terreno di gioco più diffuso nel continente oceanico, al "rosso" europeo.
Nizza ha invece premiato le capacità agonistiche ed il cuore dei giocatori ospiti, capaci  di imporsi per la 27esima volta nella storia della Davis.
Per la cronaca la tre giorni francese è stata decisa dal doppio della seconda giornata, giocatosi sull'1 a 1 e vinto dai ragazzi di capitan Newcombe. Ma il punto decisivo lo ha conquistato Philippoussis su Pioline nel confronto tra i due numeri uno.
Senza il tennista più forte, ovvero Par Rafter operato ad una spalla, L'Australia si è comunque dimostrata più squadra rispetto ai transalpini, bissando la propria supremazia sulla Francia poche settimane dopo la vittoria nel mondiale di rugby.
L'aver  appianato le divergenze passate tra Phlippoussis e il capitano Newcombe ha restituito al tennis mondiale una equipe sulla carta veramente difficile da battere nei prossimi anni proprio grazie al rientro di Rafter. Sperando che il fortissimo sentimento patriottico dei "canguri" si mantenga tale, evitando di allungare la lista delle defezioni vip (Sampras, Agassi, Becker) che nelle ultime edizioni hanno tolto credibilità alla manifestazione a vantaggio di nazioni modeste (leggi appunto Italia).
 


 
 
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