DICEMBRE 1999 
 
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CALCIO: NAPOLI  DI NUOVO VICINA AL CALCIO CHE CONTA
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"Fermate tutto, Vogliamo scendere". L'appello immaginario sotto le festività, quasi potesse essere un dono divino, lo lanciano i tifosi, tantissimi, della quarta squadra del nostro campionato più amata.
Finalmente dopo due anni di stenti, di progetti sventolati e mai raggiunti, il Napoli è di nuovo in zona promozione. Vicino a quella che la sua storia calcistica gli impone, ovvero la permanenza nella massima serie.
Dopo la retrocessione amarissima di due stagioni fa, i partenopei si sono illusi che la loro presenza nel campionato di B fosse solo una piccola parentesi nel purgatorio del pallone. Società e i giocatori hanno invece imparato sulla loro pelle quanto sia duro risalire la china e quanto poco conti la nomea di "nobile decaduta" nella cadetteria.
Nemmeno l'ex-tecnico Ulivieri, esperto in materia, lo scorso anno è riuscito a raccapezzarsi nel marasma generale di una stagione  che doveva riportare subito il Napoli in auge e che invece si è rivelata disastrosa.
Nell'arco di 38 lunghe domeniche i cuori dei tantissimi tifosi partenopei sparsi in tutta la penisola hanno subito vari attentati alle coronarie; ma la cosa peggiore per un pubblico che vive con straordinario calore le vicende della squadra amata è stata la speranza mai accesa che la promozione potesse essere centrata.
L'altalena di risultati e prestazioni ha finito per scoraggiare anche i fedelissimi più accaniti. Una società che nel periodo d'oro legato alla figura di Maradona ha vissuto costantemente il tutto esaurito al "San Paolo" anche per le gare non di cartello, si è trovata a dover fronteggiare anche le contestazioni del proprio il tifo organizzato, più volte espressioni in termini di diserzione dagli spalti.
Si è arrivati anche a scomodare psicologi per spiegare il tabù dello stadio di casa, dove senza successi per mesi, il Napoli ha toccato il fondo all'ultima giornata dello scorso campionato, quando i paganti  per l'ultima  desolante prestazione interna sono stati solamente una trentina.
Da questi presupposti disastrosi e da un 'anima di gruppo da ricreare si doveva ripartire. Così fortunatamente è stata. Anche in questo campionato l'avvio non è stato brillante; non semplici da eliminare i ricordi e le scorie  negative del recentissimo passato. Ma ora finalmente dopo 15 turni, poco meno della metà del campionato, i partenopei sono di nuovo quarti e quindi in zona promozione. Negli ultimi 8 giorni due successivi filati su Empoli  e Alzano consentono al gruppo di Novellino, ora timoniere ma in passato ex-calciatore napoletano, di tornare a respirare aria salubre.
Fattore indispensabile per i polmoni di una città che, come importanza, vede e vive il fenomeno calcio secondo solo al rinomato patrono a cui affidare le grazie desiderate.
E allora se non si può fermare il campionato, come idealmente vorrebbero i tifosi per centrare l'ingresso in A senza ulteriori patemi, il regalo che tutto l'ambiente si aspetta è una corsa senza più intoppi verso il traguardo prefissato. Anche il pallone italiano, sportivamente ed anche economicamente, non può permettersi il lusso di rinunciare ad un bene così prezioso come il Napoli che torna nel calcio che conta.

 
 
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