CALCIO: NAZIONALE A GONFIE VELE

C’erano tutti i presupposti per una partita “trapattoniana”, in trincea insomma. Una Italia incerottata per le molte assenze, nella tana della Romania, prima avversaria nel girone per la corsa ai mondiali del 2002. Campo infame e serata fredda.
Ci mancava solo che si giocasse in Transilvania ed il quadro da incubo poteva essere completo. Ci ha pensato invece una doppietta di Filippo Inzaghi nei minuti iniziali del match a stendere i nostri rivali, anestetizzando del tutto le loro velleità di vittoria. L’Italia che i molti commissari tecnici nostrani - quelli che si piazzano a milioni davanti al video suggerendo mosse su mosse - auspicavano, c’e stata. Reattiva, combattente, che non sbaglia un colpo e che rintuzza ogni iniziativa avversaria pungendo come il freddo di Bucarest. E’ prematuro parlarne ma l’impressione è che, al di là dei valori dei singoli, in prospettiva il gruppo azzurro possa dare molto proprio in virtù di un ambiente che Trapattoni ha saputo cementare in poco tempo. Senza approfondire troppo i paragoni con i ct precedenti, sembra che l’arrivo in nazionale del tecnico più vincente del calcio nazionale abbia saputo mettere tutti d’accordo. Anche lo stesso Bearzot, prima della vittoria ai mondiali, aveva dovuto attraversare le forche caudine della critica calcistica.
Dopo di lui un Vicini troppo morbido, un Sacchi troppo rigido, un Maldini troppo rinunciatario e uno Zoff troppo tranquillo. La cosa più sorprendente è che Trapattoni abbia saputo con il proprio carisma, appianare ogni divergenza. Dalla panchina della Juve a quella dell’Inter, finendo a quella della Fiorentina. Un incrocio di odi sviscerati tra tifoserie che farebbe impallidire il miglior diplomatico. Trap ci è passato in mezzo come un veliero col vento in poppa, subendo qualche bordata ma non perdendo mai la rotta.
Ed anche alla guida della nazionale sembra che i vari ostacoli possano inficiare solo minimamente il cammino verso il primo traguardo della sua gestione, ovvero la qualificazione ai Mondiali di Giappone/Corea del 2002. Sarà proprio quello il test probante, l’esame di laurea per un tecnico ce ha saputo imporsi ovunque e che ora scommette sull’obiettivo più importante in assoluto, ovvero i campionati del mondo. Non dobbiamo nasconderci: al di là delle solite polemiche sui troppi stranieri, su un centrocampo qualitativamente non straordinario, abbiamo un potenziale enorme. Perché la difesa e l’attacco sono di spessore primario e perché le lacune in certe parti del campo possono essere colmate con il sacrificio e lo spirito di squadra. Trapattoni questo lo sta insegnando ai suoi.
E se guardiamo le ultime vincitrici dei mondiali, la Francia nel ’98, il Brasile nel ’94 o peggio ancora la Germania a Italia ’90, non si può non notare come in una manifestazione simile a decidere e spezzare l’equilibrio siano stati episodi legati anche alle prodezze dei singoli. Alzi la mano chi in Italia al momento non crede che schierando davanti a Buffon un trio con Nesta, Cannavaro e Maldini e scegliendo davanti tra Vieri, Inzaghi, Del Piero, Totti e Montella non si possa fare a meno di uno Zidane in mezzo al campo? La finale dell’Europeo, sebbene persa, insegnerà pure qualcosa...