CALCIO: Sciopero...Nazionale

Non è bastata la crisi estiva, legata alla questione dei diritti televisivi.
E neppure le questioni economiche insolute che hanno portato al fallimento di società importanti. Ed anche il problema doping che per qualcuno è già alle spalle ma in realtà è ancora più che tangibile. Insomma non contento di problemi esistenti creati da situazioni esterne, il mondo del calcio autoproduce ancora formule da harakiri. L'ultima è semplicemente il ritorno in auge di un problema altre volte già toccato. Le convocazioni della nazionale in antitesi agli interessi delle singole società. Capita che alla vigilia di due partite di qualificazione agli europei del 2004, Trapattoni si trovi con il reparto avanzato quasi completamente out per variegati problemi fisici. Totti, Inzaghi e Vieri KO, ma con tempististiche e casistiche diverse. Mentre per il bomber interista il riposo forzato ha significato anche assenza negli ultimi 2 impegni ufficiali della propria squadra, per Totti e Inzaghi la domenica precedente la convocazione ha significato impegno e gol.
Strano per molti allora, per primo Trapattoni, che il giorno seguente lamentassero entrambi guai muscolari e che non volessero rispondere alla chiamata in maglia azzurra. Putiferio dialettico (consueto) e battaglia legale combattuta, o forse evitata, a colpi di fax. Morale: i due giocatori forzatamente in ritiro con la Nazionale per essere visitati dallo staff medico della Federazione. Andiamo bene. Ora siamo al paradosso che la diffidenza e gli interessi economici surclassano e di gran lunga l'amor patrio?
Rappresentare il proprio paese è sempre stato il sogno di ogni atleta. Quasi tutti noi pagheremmo di tasca nostra per essere un giorno da qualche parte nel mondo ad indossare la tenuta ufficiale italiana. Eppure la guerra tra Nazionale e club rischia di mettere seriamente in dubbio la credibilità ed il fascino della mitica maglia azzurra. Da un lato le squadre stipendiano lautamente i giocatori per le prestazioni nei club. Ed i migliori in prospettiva si dannano proprio per quell'obiettivo. Il fatto è che a volte proprio l'impegno con la selezione diventa un'arma a doppio taglio.
Da un alto gloria e fama ma anche, in un calcio dove si gioca già tantissimo, chance di infortunarsi. Questo è il nodo del contendere. Perché devo pagare gente che poi mi ritorna "menomata" all'impegno quotidiano?
Come al solito un conflitto d'interessi con alla base forti motivazioni economiche. Urgono cambiamenti radicali allora. O cambio date, oppure concentrare le gare della Nazionale in una fascia di settimane quando il campionato è fermo. Oppure, drasticamente come proposto da qualcuno, anche abolire questi impegni salvo rispolverarli solo in prossimità della massima rassegna iridata. Tante voci, una sola certezza.
Avanti di questo passo, soprattutto chi guida il carrozzone, non sembra rendersi bene conto di dove si possa andare a parare. L'Italia, lo abbiamo già visto ai recenti mondiali con la vicenda arbitri, ha scarso peso politico a livello mondiale. Se poi anche in casa nostra continueranno queste beghette da cortile, i danni saranno inevitabilmente maggiori.
Primo fra tutti il disamoramento della gente verso una rappresentativa magari sempre piu' incerottata o divisa in clan. Che in vista di un appuntamento importante avrà sempre maggiori problemi a ricompattarsi e sanare le proprie divergenze.