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CALCIO:
ITALIA AI MONDIALI. QUALIFICAZIONE CENTRATA. Sembra essere una tradizione ricorrente: soffrire sino all’ultima partita per strappare il visto-qualificazione. Accade regolarmente da più di un ventennio che la nostra nazionale arrivi a dover sparare le ultime cartucce per conquistare gli ultimi punti utili che consentono l’approdo alla massima rassegna calcistica. Non era un girone impossibile il nostro; e visti gli avversari e il divario dei valori tecnico-tattici, l’Italia del Trap ha fatto solamente il proprio dovere. Mai sconfitta, due pareggi, per il resto solo vittorie. Qualche ombra, più che giustificabile visto che il gruppo è comunque da amalgamare. Ma se quello che conta sono i risultati, l’ambiente azzurro, archiviata la pratica qualificazione, dovrebbe godere di un buon semestre di tranquillità per preparare al meglio i prossimi impegni. Tutto logico, essenziale, forse doveroso. Eppure, all’indomani di quello che è comunque un obiettivo raggiunto, c’è già chi spara sentenze pessimistiche. Accendi il televisore in una nebbiosa domenica pomeriggio e dallo schermo RAI senti il monito del Solone sovrappeso di turno, pronto a catechizzare il Trapattoni difensivista e lanciare l’accorato grido d’allarme. “Questa è la più brutta Italia mai vista negli ultimi anni.. Senza idee, senza gioco. In una parola: scarsa”. Ora, se su nome e cognome del sentenziante è meglio glissare, non si può non notare come pur di ritagliarsi un angolo di notorietà ci si affidi ormai alle tecniche più disparate. Viene in mente il motto creato ad hoc da un altro immortale collega dello scandalo giornalistico a tutti i costi. “Male o bene, non importa. L’importante è che si parli di me”. Eccoci dunque a scoprire, secondo qualcuno, di non aver più una nazionale emergente e affidabile; in prospettiva, come molti addetti ai lavori pronosticano, da prime quattro ai prossimi mondiali. Qualcuno si ricorda Bearzot e la nazionale campione del mondo dell’82? Onestamente giocava maluccio, passò stentatamente il gironcino di qualificazione e poi si involò verso il titolo. E quella di Sacchi del 1994? Forse ancora peggio, praticamente già sull’aereo di ritorno agli ottavi quando all’89esimo era ancora sotto 0-1 con la Nigeria. Lezioni importanti, che mandano un segnale preciso; nel calcio mai sottovalutare alchimie che nel giro di poche ore, forse minuti, stravolgono pronostici e risultati. Una squadra è fatta di singoli che possono condizionare negativamente il rendimento complessivo. Ma se nello stesso gruppo si inserisce una minima variabile positiva (esempio lampante Paolo Rossi da inguardabile a infallibile goleador sempre ai mondiali spagnoli), ecco che lo stravolgimento delle aspettative può essere totale. Basta poi un minimo risultato positivo per scatenare a livello psiche una reazione a catena importante, una fiducia nei propri mezzi che riesce a gettare il cuore oltre il presunto ostacolo invalicabile. Eppure, per ragioni personali, per apparire bastian contrari ad ogni costo o per una forma inconscia di masochismo, c’è ancora chi spara sentenze a bocce ferme e senza cognizione di causa. L’Italia è scarsa? Può darsi. Cominciamo però ad aggiungere al gruppo che a Parma ha strappato il visto qualificazione tre giocatori chiave nei tre settori, allora assenti per infortuni, come Nesta, Tacchinardi e Vieri. L’Italia ha un gioco modesto? Anche questo possibile. Ma se Trapattoni finora ha avuto a disposizione complessivamente i vari giocatori dai club solo per una ventina di giorni, come può essere che questa nazionale abbia già un’identità definita e giudicabile? L’Italia è preoccupante? E allora cosa dovrebbero dire altre potenze del pallone come Germania, Brasile, Inghilterra e Olanda? Nell’ordine tra loro c’è chi arranca per uno spareggio con l’Ucraina, chi per l’ultimo posto utile, chi trova al 94esimo su punizione il miracolo-promozione e chi invece (l’Olanda appunto) il mondiale nippo-coreano se lo vedrà in televisione! Arriva l’Euro, Schengen ha spalancato le frontiere. Ecco la soluzione allora: spediamo il nostro Solone domenicale al capezzale critico di una delle nazionali conciate peggio di noi. Lì avrà ragione di essere e sentenziare, cercando adepti e cortigiani per le singolari teorie disfattiste. Sempre che l’inglese sia all’altezza della situazione… |