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CALCIO: COSA SUCCEDE A FIRENZE? Prima Napoli, poca fa Milano, adesso Firenze. Cosa sta succedendo nelle metropoli calcistiche? Casi diversi, situazioni ambientali simili. Ma soprattutto sembra che la linea di continuità nei guai che sta avvolgendo società blasonate sia il gran caos organizzativo e la mancanza di serenità. Napoli lo ha scontato con due anni nel purgatorio della serie B. Moratti e la sua Inter stanno attraversando l’ennesima stagione fallimentare. Ed ora tocca a Firenze rivivere incubi che le ultime stagioni avevano cancellato. La Toscana si è svegliata all’indomani della sconfitta d Bari, ultima in classifica, ed a scoperto che tra i viola e il baratro della B ci sono solo sei punti. Anche i nerazzurri la settimana precedente c’erano andati ancor più vicini, rischiando la sconfitta interna con l’Udinese. Ora tocca alla società gigliata nuotare controcorrente per tirarsi fuori dal guado. Desta curiosità notare questa situazione quando non più di quattro mesi fa tra le sette sorelle pretendenti al titolo, c’erano proprio Fiorentina ed Inter. Società, dicevamo; ma forse nel caso di entrambi i club non si sa se il termine sia esattamente in linea con quello che realmente significa società. Lo “Zingarelli “parla di associazione di persone aventi determinati fini comuni. Fin qui nulla di strano visto che l’obiettivo può essere quello di centrare qualcosa di importante a livello di competizioni calcistiche. Quello che non quadra, e che a Firenze ha fatto saltare in aria la struttura viola, sono i “determinati” fini, ovvero assegnati, stabiliti. Nel caso di Fiorentina ed Inter è proprio questo il punto focale. Due presidenti accentratori scelgono spesso in base agli umori e alle intuizioni personali, eludendo i rispettivi responsabili. Accade così che Moratti compri giocatori semplicemente perché li ha visti in televisione e non perché il tecnico ne richieda l’acquisto. E Cecchi Gori voglia licenziare un tecnico perché a suo avviso sbaglia formazione. Non se ne esce; un vecchio proverbio lombardo recita “legnamè, fa ‘lto mestè” (ovvero falegname, fai il tuo mestiere). Avventurarsi in decisioni tattiche, ribaltoni tecnici-organizzativi in nome della proprietà è ormai la moda dilagante del mondo del pallone. Non a caso chi vince attualmente possiede uno staff di professionisti, rispettato, che si occupa dei minimi dettagli. In un’epoca come questa troviamo invece ancora padri-padroni che non riescono a limitare i propri impeti d’amore per le rispettive società e tracimano, andando a sconfinare in competenze altrui. La Fiorentina si ritrova così , una settimana dopo le dimissioni di Terim, a dover affrontare una situazione di classifica delicatissima, alla quale non era sicuramente preparata. Ed ora il pericolo maggiore è proprio questo; se si è abituati a lottare contro le avversità, ci si fa il callo e l’esperienza insegna vie d’uscita alternative. Se però si parte per una crociera tranquilla, una volta che la nave imbarca acqua, il panico può prendere il sopravvento. Cecchi Gori ha visto accodarsi in blocco all’allenatore dimissionario, altre sette persone, tra le quali una figura storica della Fiorentina, ovvero Giancarlo Antognoni. Per il momento le assunzioni si limitano a Mario Sconcerti, un giornalista, come direttore generale e ad Ottavio Bianchi, come Direttore generale. In attesa che si decida sul sostituto reale di Terim (per il momento in panchina ci va Chiarugi) c’è da augurarsi per la società viola che i sostituti, considerati i recenti trascorsi, tengano a galla la barca in acque così agitate. Ma l’impressione è che, dopo essersi complicata parecchio la vita da sola, la dirigenza gigliata si sia messa contro tutta la tifoseria ed anche buona parte del parco giocatori, desideroso in blocco di cambiare aria. Brutti presupposti per evitare il naufragio. |