TENNIS: DOPO FERRERO, LA DOKIC. ROMA APRE AI NUOVI VOLTI

Una ventata d’aria fresca, giovane, che non può che fare bene ad un torneo che sta cercando insistentemente di rinnovarsi. Le difficoltà per gli Internazionali d’Italia di anno in anno si fanno più difficili da superare. Spostamenti di data, impianto non all’altezza dei massimi eventi mondiali, big che annunciano la presenza salvo poi disertare all’ultima ora. In mezzo a tanti piccoli intoppi quotidiani l’edizione del 2001 porta però alla ribalta due atleti che sicuramente, almeno su terra rossa, scriveranno pagine importanti. Carlos Ferrero e Jelena Dokic non fanno 40 anni in due ma soprattutto con un tennis aggressivo e acuto possono rappresentare il futuro del movimento. Margini di miglioramento ne hanno entrambi ma quello che conforta e che fa sbilanciare circa le loro possibilità è un caratterino ed una freddezza niente male. Di loro si era già sentito parlare in positivo per alcuni exploit recenti. Lo spagnolo, semifinalista a Parigi 2000, aveva trascinato a Dicembre la Spagna al trionfo nella prima Coppa Davis della sua storia. Jelena invece, due Wimbledon fa, aveva causato un’eliminazione shock, rifilando un 6-2 6-0 a sua maestà Hingis. Da allora però l’australiana nativa di Belgrado era salita indirettamente agli onori (oneri) delle cronache per le gesta rozze di papà Damir, espulso dal circuito femminile dopo che, in stato di ebbrezza, aveva avuto un pesante alterco con un agente della sicurezza a New York. Ancora quest’anno a Melbourne il genitore invasato aveva strappato dalle mani di un cameraman un filmato che lo ritraeva in compagnia della figlia e la moglie a passeggio. Da lì erano scattati una serie di divieti e di vincoli per impedire al padre della Dokic di varcare la soglia dei tornei dello Slam. L’ultima mossa era stata, sempre nella terra dei canguri, la scelta polemica, per presunte discriminazioni agonistiche, di abbandonare la nazione che l’aveva adottata per riabbracciare la bandiera jugoslava. Roma, suo primo torneo vinto ai danni della francese Mauresmo, alla sua prima finale, ha il merito indubbio di aver riconciliato il mondo del tennis giocato con gli eleganti gesti della serba. Di lei d’ora in poi si potrà cominciare a parlare come la regina del Foro, una delle più giovani e carine, con un futuro radioso come alternativa alla Hingis, alle sorelle Williams, e alle altre primedonne del circuito. Carlos Ferrero invece ha una situazione familiare decisamente più tranquilla; lui, salvo rare eccezioni, non può avere i genitori al suo fianco. Viaggia per il mondo già dall’età adolescenziale e a suon di racchettate si è fatto largo nel movimento iberico che ultimamene (beati loro) sforna talenti a raffica. Roma è indubbiamente il suo fiore all’occhiello; ma la stagione sul rosso, soprattutto in proiezione Roland Garros, potrebbe presto archiviare la vittoria del Foro Italico come una delle tante nel palmarès dello spagnolo. L’aver superato infatti Guga Kuerten è sintomo che il ragazzino tifosissimo del Barcellona è ormai pronto per i traguardi più prestigiosi. “Mosquito” , zanzara, questo il soprannome attuale di Carlos per il suo tennis-fioretto, leggero ma pungente e fastidioso per gli avversari. Tra poco, però c’è da scommetterci, quando arriverà un titolo “nobile” cambierà di sicuro anche il nomignolo. Kuerten, dopo essere stato piegato a Roma, ne a già suggerito uno: “Calabrone”. Come dargli torto, il tennis velenoso dello spagnolo comincia infatti a fare vittime a raffica e l’antidoto, su terra battuta, sembra difficile da trovare.