CHAMPIONS LEAGUE:IL PERCHE' DELLA STRADA IN SALITA PER MILAN E LAZIO

Non è ancora allarme rosso; ma dopo i risultati dell'ultima giornata di Champions legaue, l'Italia del pallone rischia di uscire dall'elite del calcio continentale. Milan e Lazio hanno messo insieme un misero pareggio ed ora la classifica per entrambe diventa preoccupante. Forse definirla così soprattutto per i campioni d'Italia è un eufemismo. Per molti serve un miracolo per raggiungere la qualificazione ai quarti. Ma Zoff, tecnico pragmatico e mai sopra le righe, ha chiarito che i miracoli coi piedi difficilmente riescono. La sconfitta a Madrid contro il Real ha comportato per la Lazio la terza sconfitta in altrettanti match; e se il girone lascia ancora minime speranze a livello statistico, quello che preoccupa è il fatto che accusando questo clamoroso ritardo i biancocelesti non potranno fare calcoli basandosi sulle proprie prestazioni. Altro discorso va fatto per il Milan. Pareggiando con i francesi del St. Germain, i rossoneri occupano comunque la seconda posizione utile del raggruppamento; ma non aver superato in casa proprio il fanalino di coda finora sempre sconfitto ha rappresentato più di un passo falso. Giocare tanto, essendo impegnati su più fronti, sembra il destino presente e futuro delle superpotenze italiane del pallone. Calcio chiama calcio e introiti ma adesso siamo alle soglie del cosiddetto periodo verità. A metà strada tra quello che si è seminato in precedenza e quello che si può raccogliere, cominciano a sommarsi le componenti che fanno di una squadra una grande squadra. Buona preparazione fisica e tenuta atletica alla distanza, capacità di distillare le energie sui vari fronti, tenere alta tensione e concentrazione in tutte le partite. E cosa forse più importante essere più forti delle voci che cominciano a circolare circa le singole scelte future societarie. Ecco, questo è stato ed è il punto-clou che può spiegare come Milan e Lazio attualmente si trovino in un guado che per essere passato necessita di sforzi importanti. Scontato come punto di contatto la gestione tecnica del gruppo, vanno analizzate le turbolenze di entrambe che hanno portato alla situazione attuale. La società romana si è vista "tradire" ad inizio stagione dall'allenatore che l'aveva condotta allo scudetto. Sven Eriksson ha infatti annunciato che avrebbe comunque abdicato a fine stagione per abbracciare l'invitante causa della nazionale inglese allo sbando. La mancanza di continuità nei risultati e le continue pressioni dell'ambiente, che individuava il male laziale negli stimoli ormai assenti da parte del tecnico svedese nel proseguire un opera comunque da lasciare, hanno portato all'avvicendamento con Zoff. Per il Milan vale lo stesso discorso dell'impegno su più fronti ma con una componente importante rispetto alla attuale sfortunata compagna di viaggio. Se Eriksson aveva conquistato il presidente Cragnotti con gioco e signorilità, lo stesso non si può dire con Zaccheroni con Berlusconi. Si parla ormai da parecchio tempo di una frattura insanabile tra i due, a volte riconducibile anche a schermaglie dialettiche. E dato che il gruppo rossonero, soprattutto in campionato, ha finora navigato a strappi, ecco che la figura del successore già scontato può aver condizionato il cammino milanista. Dicevamo della capacità di infischiarsene delle voci esterne; non sempre è facile. E anche due professionisti seri come Zaccheroni ed Eriksson, anche se per scelte e situazioni differenti, ne hanno pagato lo scotto. Al Milan danno per scontato l'arrivo di Terim sulla panchina milanese. E a Roma le voci che Zoff possa essere solo una soluzione traghetto interna non si placano certo, stando anche alla probabile eliminazione di Champions League. Con la Roma che vola in campionato e con la sola Juventus che sembra poterne tenere il passo, sembra dunque seriamente in pericolo il palmares stagionale delle società che negli ultimi due anni hanno festeggiato altrettanti scudetti. La spirale perversa in queste situazioni in cui gli obiettivi sembrano allontanarsi parla di risultati che ne influenzano altri. Così se la Lazio in campionato viene fermata nell'ultimo turno all'Olimpico dall'Atalanta e il Milan ci lascia le penne a vicenda, appare normale che a soli 3 giorni di distanza, a livello mentale, non si possa essere nelle condizioni migliori per invertire la tendenza. La ricetta ideale appare sempre più difficile da elaborare. Un calcio in continua evoluzione non consegna mai equazioni valide per più di una stagione.Ad esempio, se confermi un tecnico a lungo, sgradito dallo spogliatoio, reggono solo i risultati. Se questi vengono a mancare, ecco che sulla lunga distanza si parla di poca spinta motivazionale. Se invece non dai continuità alla conduzione, gli stessi atleti possono pensare che in fondo si tratta solo di una situazione momentanea. Insomma una vera e propria giungla, dove tutto può essere il contrario di tutto. Vedremo dove finirà questo carrozzone sempre più difficile da gestire.