CALCIO: la rivincita italiana
Tre semifinaliste su quattro nella manifestazione continentale piu' prestigiosa. Ed ora un epilogo tutto a tinte azzurre.
La Champions League scegliera il prossimo 28 maggio la vincitrice dell'edizione 2002/3 tra Milan e Juventus. Un traguardo importantissimo per il movimento nostrano del pallone. Ed anche un bel sassolino nella scarpa da togliersi e indirizzare dritti dritto negli occhi dei nostri delatori. Che hanno come capofila la Spagna ed i suoi quotidiani sprofondati nella piu' bieca stupidaggine. Qualcuno si meraviglia della consistenze dei tabloid inglesi, concentrati spesso su pettegolezzi e scandali a sfondo sessuali. Ebbene, quelli iberici quanto a titoloni sparati e foto che evitano di pensare troppo ai contenuti, stanno veramente raggiungendo livelli da bassa portineria. Senza pero' disquisire troppo sulle nuove abitudini della cronaca sportiva dei nostri vicini di mare, non si puo' pero' evitare di sottolineare come da "esponenti dell'anticalcio" ci accingiamo a trionfare nel trofeo piu' ambito. Innegabile .Visto che nelle ultime due stagioni su tre è stato del "loro" Real Madrid. Annichilito in settimana da una Juve stratosferica. Meglio lasciar perdere pero' le sterili polemiche sollevate proprio dopo la gara d'andata che meriterebbero di essere zittite in maniera altrettanto cruda. Facciamo parlare i fatti. Che dicono che avremo una vincitrice italiana comunque vada. E che il mondo del pallone di casa nostra sta riguadagnando posizioni e credibilità. Qualcuno si era affrettato a bollarlo come antiquato e difensivista. Adesso dovrà ricredersi. La delusione del mondiale nippo-coreano ha subito trovato una reazione d'orgoglio. Chi dice che gli stranieri aiutano pero' il rifiorire dei successi dei club, ha solo parzialmente ragione. Perchè nella semifinale derby milanese, i calciatori azzurri erano ben 12 su 22. E la Juventus che ha tramortito il Real ne aveva tra i titolari ugualmente sette. Stiamo insomma ritrovando la giusta via. Quella che ci compete e che ci ha portato a dominare a cavallo degli anni novanta la culla del pallone. Manchester United, Arsenal, Barcellona, Valencia, Ajax e per ultimo proprio il club madrileno. L'elite europea si siederà in poltrona tra una decina di giorni; per assistere da spettatrice, allo show tutto italico. Che poi questo faccia tanto male da suscitare invidie e cadute di stile è un altro problema. Non a caso chi ci ha piu' duramente attaccato, accusandoci di essere esponenti di schemi prettamente catenacciari, di non avere estro e di contro parecchia fortuna, è la nazione maggiormente delusa. Quella che negli ultimi anni l'aveva fatta da padrona, usurpandoci il posto. Non ho letto, all'indomani dell'edizione 1999/2000, ovvero quando la Spagna fu capace di portare come noi tre semifinaliste su quattro alle fasi decisive della Champions, alcuna critica da parte dei nostri quotidiani all'indirizzo delle formazioni iberiche. Solo stupore in positivo; e soprattutto un'ossessiva ricerca del loro segreto, quasi da ergere a modello supremo. Aspettarsi lo stesso trattamento da chi invece si vede sottratto lo scettro è forse troppo. Così come chiedere ai perdenti reazioni intelligenti o analisi serene. Meglio negare l'evidenza e privilegiare gli insulti scritti. Così si sviano i reali problemi e si getta l'attenzione sul "nemico" incapace ma assistito dalla dea bendata. La Volpe e l'Uva non è del tutto la storiella aderente al nostro caso. Certo è che adesso che la Champions League non parla piu' ne catalano ne castigliano l'acquolina in bocca gioca brutti scherzi..