JUGOSLAVIA, SEGNALI DI RISVEGLIO SPORTIVO

L’Europa la guarda con diffidente attenzione. E non potrebbe essere altrimenti. E’ una nazione ma soprattutto una zona che ha generato il primo conflitto mondiale e che recentemente ha scatenato la polveriera balcanica. Alla fine l’obiettivo è stato raggiunto. Della Jugoslavia si torna a parlare per meriti sportivi. E’ quello che vuole la sua gente: una popolazione orgogliosa di quanto sa fare un proprio atleta quando veste i colori nazionali. Il 2001 sarà probabilmente ricordato come l’anno zero della rinascita sportiva slava. Un passato a tratti glorioso annebbiato dai sanguinosi processi di smembramento che ora risorge dalle proprie ceneri e centra la bellezza di tre titoli continentali a livello sportivo. Con grande enfasi i protagonisti parlano di incredibile Slam, ovvero la vittoria in tutte le competizioni più importanti alle quali si è partecipato. Ai successi di pallanuoto e basket, si è aggiunto infatti quello recentissimo della nazionale di volley. Quest’ultima, un trionfo particolarmente bruciante, visto che in finale il sestetto capitanato da Nik Grbic ha sconfitto proprio gli azzurri. E ha posto fine ad un’incredibile striscia vincente della nostra nazionale a livello mondiale. Dopo il grande botto alle Olimpiadi di Sydney, l’eredità più pesante per i colori slavi appare proprio quella della rappresentativa di pallavolo. Un gruppo solido, costruito attorno a Geric e ai fratelli Grbic, guarda caso affinatisi alla corte del campionato italiano. Un gruppo che ha sopportato le aspettative maggiori e la pressione di chi a tutti i costi, dopo i successi cestistici e in vasca, voleva fortissimamente un tris prestigioso, anche per fini politici. “Ogni giorno arrivavano centinaia di telefonate – ha rivelato il capitano Nik Grbic – anche di personaggi influenti, che chiedevano il terzo alloro annunciandolo come simbolo definitivo della rinascita sportiva jugoslava. Per noi non è stato facile gestire l’ambiente. Ma un gruppo di campioni è tale anche in queste situazioni”. Pallanuoto e basket giungono invece da tradizioni solide, che in passato hanno già regalato grandi soddisfazioni . Adesso quello che manca è il grande exploit calcistico. Prima del conflitto aveva brillato per anni, a livello club, la Stella Rossa di Belgrado. Qualche tifoso milanista ricorderà sicuramente che senza la provvidenziale nebbia di una serata belgradese, le fortune di Sacchi e del suo gruppo mondiale non sarebbero potute decollare. Agli Europei del 2000 Savo Milosevic ha riscaldato gli animi nazionali, finendo capocannoniere del torneo con la Jugoslavia però fermata nei quarti. Ora la speranza del popolo slavo è un ritorno in grande spolvero anche della nazionale pallonara, che nel 1968 contese in una duplice finale il titolo continentale proprio all’Italia di Riva, uscendone però sconfitta. E’ innegabile infatti che a livello propagandistico e pubblicitario nemmeno i tre titoli europei conquistati quest’anno potrebbero reggere il paragone con un eventuale trionfo calcistico. Quasi sicuramente questo trionfo non ci sarà ai mondiali del 2002. Solamente un miracolo infatti potrebbe qualificare l’undici slavo. Manca una sola giornata alla conclusione del gruppo 1 e la Russia capolista irraggiungibile guarda con disinteresse il duello dell’ex grande nemico ai tempi di Tito contro la minuscola Slovenia. Proprio a lei basterebbe ora una vittoria sulle modestissime isole Far Oer per strappare il visto per Corea e Giappone. Insomma pare proprio che il tassello finale per un biennio quasi perfetto a livello di rinascita sportiva non ci sarà; principali imputati sono una carente organizzazione di stampo europeo e una guida tecnica stabile (al momento siedono sulla panchina Savicevic e Boskov). Non sembra proprio il caso di lamentarsi per una nazione che solamente un paio d’anni fa di questi tempi sperava solamente di poter riprendere a correre.