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CALCIO:
CHIEVO, MIRACOLO IN SERIE A
Cosa ci fa
un quartiere di una città con circa 3.000 abitanti nel campionato più
importante del mondo? Semplice, basta chiederlo al Chievo Verona, società
che negli ultimi anni ha costruito un vero e proprio miracolo calcistico.
Poche stagioni fa si era parlato tantissimo, del fenomeno Castel di Sangro,
piccolo club umbro capace di issarsi sino in serie B.
Ebbene l’impresa dei veneti è molto più rilevante: “Ceo” è una frazione
veronese all’interno del nucleo urbano, circa 1/50 del capoluogo scaligero.
Con soli 1336 abbonati, il Chievo l’anno prossimo andrà a fronteggiare
società come Milan ed Inter, che viaggiano su una media abbonati di circa
50mila unità. La storia calcistica del club veronese non è recente, visto
che risale alla fine degli anni venti. Quella che è recente però è la
prepotente escalation che nel giro di un decennio ha portato la società
nella massima serie.
Il presidente Campedelli, dichiarato tifoso interista ma soprattutto proprietario
della Paluani, ha scelto la linea dell’oculatezza e della programmazione,
evitando sperperi inutili. Si contano sulla punta delle mani gli stranieri
approdati al Chievo; ma quello che conta è che uno di questi, il “colored”
brasiliano Eriberto, è stato forse uno dei tasselli decisivi per la conquista
della serie A.
In una città definita ad alto rischio razzista, la scelta della dirigenza
sì è dunque rivelata controcorrente ma ancora una volta produttiva. All’insegna
dell’organizzazione di gioco, di una manovra d’insieme sempre poco propensa
ad appoggiarsi sulle individualità, il Chievo ha saputo amalgamare atleti
esperti, poco conosciuti, ad esponenti della linea verde, presi in prestito
da società più titolate. Nell’anno in cui forse una serie di infortuni
e una rosa ridotta all’osso sembravano frenare le velleità del gruppo,
è invece arrivata una promozione quasi miracolosa. Giocando in maniera
spregiudicata, attuando ossessivamente la tattica del fuorigioco, il club
scaligero ha veleggiato solitario per 3/4 della stagione al vertice della
classifica.
Un calo nel rush finale, sommato alla capacità di uscire alla distanza
di squadroni più titolati (Piacenza, Torino e Venezia) non ha impedito
però al cuore dei ragazzi di Del Neri di centrare il traguardo. “Null..A
è impossibile”, la scritta sulle magliette sfoggiate dopo il fischio finale
della gara-promozione con la Salernitana, rende al meglio la portata dell’exploit
del Chievo. Adesso c’è da attendere soprattutto la reazione dirigenziale
all’evento storico. Si manterrà una linea oculata, senza sperperi e senza
la ricerca ossessiva di nomi altisonanti oppure si perderanno certi valori
familiari all’insegna del marketing da esportare con successo?
Sembra più probabile la prima ipotesi, visto che il Chievo ha dimostrato
in questi anni che nel calcio la programmazione e la fiducia in un progetto
alla fine premiano. Con un rimpianto probabile, ma non certo, che rende
ancora al meglio l’unicità del fenomeno Chievo; la mancanza del derby
con i cugini del Verona, con i quali però, a differenza delle altre metropoli,
non esiste una rivalità sconfinante spesso nell’odio, ma un supporto reciproco
volto a raggiungere i migliori risultati.
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