CIPOLLINI, il grande escluso

Bisogna ammettere una cosa; quando i francesi fanno una cosa, cercano sempre di farla in maniera eclatante. Lasciamo da parte eventi o personaggi storici. Concentriamoci sul presente. Su quello sciovinismo spesso presente nei gesti quotidiani che puo' sconfinare nella cosidetta"puzza sotto il naso" o in uno smisurato complesso di superiorità. Soprattutto con noi italiani nel ruolo di vittime.
Noi abbiamo dei vini straordinari , loro lo champagne. Attorno a questo concetto banale, potremmo pero' rendere al meglio l'atteggiamento transalpino tipico di chi crede o si sente il migliore in vari settori. E così se i risultati spesso non coincidono con la realtà dei fatti, ecco che arrivano delle piccole modifiche , anche sottoforma di dispetti. Faccio un esempio tennistico. A Parigi i termini tipici per raccontare un match vengono completamente stravolti e nazionalizzati in barba alla tradizione secolare anglosassone.
Così la parità, ovvero "deuce" diventa "egalitè". Il tie-break , "jeu decisif".E via di questo passo. Se pero' il correttivo tentato o la volontà di "ghettizzare" chi non è in sintonia col modus operandi francese , allora arrivano i problemi.
E' di questi giorni la notizia che il ciclista Mario Cipollini, campione del mondo in carica, non è stato invitato per la seconda volta consecutiva alla gara ciclistica piu' importante al mondo (s'intende, dopo la massima rassegna iridata su strada). Che guardacaso è il Tour de France. Ma se l'anno scorso una parvenza di motivazione data dal patron Leblanc poteva sembrare poco pretestuosa (Cipollini ha 35 anni ed è in parabola discendente), l'esclusione del 2003 pare clamorosamente una gaffe. Perchè l'atleta toscano, come detto , è titolare dello scettro mondiale.
Ma soprattutto perchè recentemente al Giro d'Italia sta dimostrando di avere ancora parecchia birra in corpo, come dimostra il record appena battuto di 42 vittorie di tappa appartenente al mitico Binda. Pare che all'origine del gran rifiuto ci sia una rinuncia precedente di Cipollini a partecipare ad una classica su strada (guardacaso la Parigi-Roubaix). E che l'organizzazione transalpina abbia deciso di farla pagare all'italiano nella maniera piu' salata possibile. Di certo invece c'è al momento un imbarazzo sconcertante nel riscontare una qualsiasi motivazione attendibile alla seconda bocciatura ai danni di SuperMario. Spesso si è parlato di esempi sportivi rovinati da personaggi più "politici" che "da campo". Questa specie di suicidio tattico orchestrato da Leblanc che sceglie volontariamente di non portare al Tour il ciclista italiano del momento sa tanto di autocastrazione per fare un dispetto alla moglie adultera. Che i francesi non abbiano particolari doti di modestia pare ormai una tradizione consolidata. Ma che ora , pur di non rimangiarsi un errore, perseguano una idiozia strategico-commericiale di questo genere, la dice lunga su quanto a volte la presunzione possa prevalere sul buon senso.