
| SORPRESE
AUSTRALIAN OPEN Si è rimesso in moto il carrozzone del tennis mondiale con il consueto primo appuntamento stagionale di un certo rilievo, ovvero gli Australian Open 2001. E come al solito essendo un evento abbastanza a ridosso della pausa invernale, non sono mancate le sorprese dovute senza alcun dubbio alla scarsa preparazione alle spalle degli atleti. L'inversione di tendenza che di solito si verifica durante la grande kermesse nella terra dei canguri non c'è stata nemmeno quest'anno. Chi arriva a Melbourne con una condizione approssimativa, acnorchè nei primi del mondo, fa le valigie in fretta ,rimediando una sonora bocciatura. E stando a quello che si è verificato anche quest'anno, l'introduzione del nuovo sistema di computo-punti a livello classifiche mondiali ha ulteriormente accentuato l'entità delle sorprese. Dal 2000 infatti all'inizio di ogni stagione viene compilato ogni settimana un ranking in base ai risultati dei tornei della settimana precedente. Quella che è stata ribattezzata enfaticamente la "Champions Race" non è altro dunque che una corsa a piccole tappe che ha leggermente sconvolto i veri valori del campo. Capita infatti che una settimana sia numero uno del mondo un tennista mediocre come Santoro oppure uno in leggera discesa come Rios. E che gente come Sampras, Agassi o Rafter si trovino in posizioni defilate. Viene insomma premiato chi più gioca e non chi meglio gioca. Dando un'occhiata agli esiti della passata stagione, che poi hanno caratterizzato la compilazione delle teste di serie qui agli Open Australiani, ricaviamo che Kuerten, Safin, Sampras e Norman erano i primi quattro favoriti della vigilia. E guardacaso nessuno di essi è riuscito ad arrivare alla seconda settimana del torneo. Cominciando dall'ultimo, ovvero Sampras, va peò detto che lui merita un discorso a parte. Dopo aver vinto 13 prove dello Slam ed essere stato 5/6 anni consecutivamente numero uno mondiale, il campione americano ormai distilla energie con estrema cura, cercando di focalizzare la propria attenzione nelle prove dove puo' andare a segno. Certo qui a Melbourne PistolPete è tornato a casa col trofeo già due volte e centrando un altra finale. Ma la sua ultima volta a segno qui risale ormai a quasi 5 anni fa, 1997, e questo fa pensare che il fisico un po' usurato di Sampras abbia ormai innescato un sistema di autodifesa contro il caldo della terra dei canguri che lo porta a risparmiarsi e non fornire più prestazioni di livello assoluto. Quest'anno la sconfitta col connazionale Todd Martin, col quale aveva un parziale assolutamente a favore nie confronti diretti, è arrivata in seguito alla piccola maratona che Pete ha dovuto sostenere al turno precedente contro l'argentino Ignacio Chela. Nemmeno 48 ore dopo quella che è stata per anni una perfetta macchina da Salm non è riuscita a ricarburare e ha dovuto abbandonare il torneo. Probabilmente vedremo dunque un Sampras del genere anche nel prossimo grande evento, ovvero parigi, su terra rossa, dove non ha mai vinto. Mentre a Wimbledon e nel casalingo Us Open, dove le possibilità di vittoria giocando meno colpi (il pezzoforte del repertorio di Pete) aumentano vertiginosamente le quotazioni del californiano, vedremo senza dubbio un giocatore diverso. Sampras concentrarà dunque lì le residue riserve fisiche ed emotive di una carriera straordinaria per impinguire il suo palmares nelle prove dello Slam. Le bocciature parziali di Kuerten, Safin e Norman,, seppure differenti tra loro, trovano un comune denominatore nella giovane età dei protagonisti e nella loro scarsa esperienza negli eventi major. Kuerten ha d'accordo già vinto due volte Parigi, su terra, ma la sua capacità di adattarsi alle superfici rapide presenta ancora parecchi margini di miglioramento. Secondo la Champions Race la scorsa stagione è stato il tennista più forte. Qui era dato, stando ai numeri della stessa, il favorito numero uno; ha invece perso da un ritrovato Rusedski , giocatore che sul duro puo' dargli molto fastidio così come un altra dozzina di tennisti. Non ha sorpreso non vederlo nella settimana-clou del torneo cosi come magnus Norman, dato come numero 4 del tabellone ma parecchio a digiuno di match tirati e importanti. L'unico giocato, tra l'altro sulla superficie prediletta ovvero la terra rossa, lo aveva visto scomparire quanto a personalià davanti a Kuerten nella finale del Roland Garros 2000.Ci sta ampiamente quindi che sia stato sorpreso dal francese Grosjean, non grandi colpi ma lottatore capace di discrete accelerazioni. Arriviamo a Marat safin , per molti l'uomo rivelazione della passata stagione. Aveva vinto Us Open con straordinaria perentorietà. Ma come sul suo talento non sussistevano dubbi, c'era invece da interrogarsi sulla sua capacità di selfcontrol e di autogestione. Il gigante russo è infatti subito affondato nelle sabbie mobili della prima prova in cui era chiamato a confermare l'exploit newyorkese. Tre set a zero dallo slovacco Hrbaty non ci stanno assolutamente nell'economia del suo tennis ancorchè da carburare. Ma tutto rientra nella logica della premessa; ovvero i numeri attuali del tennis mondiale maschile non riflettono i reali valori mondiali. Non a caso gente come Agassi, Rafter e Kafelnikov, che di prove dello Slam ne hanno messe alle spalle e che sanno come disciplinare le proprie forze, sono ancora qui a giocarsi la prima edizione degl nuovo millennio degli Australian Open |