RUGBY: ITALIA A PICCO NEL “SEI NAZIONI”

E adesso, anche se l’oggetto del contendere è ovale, sembra il momento delle peggiori abitudini del calcio nostrano. L’Italia del rugby rimedia una sonora batosta nel confronto coi mostri sacri inglesi e si parla della sostituzione alle porte del ct. Johnstone. E non poteva essere altrimenti, visto che ormai negli ambienti sportivi di gran parte degli sport di squadra, ogni prestazione scadente finisce per ripercuotersi sul tecnico che guida il gruppo. Il legame non è pero’ semplicemente logico. Si tratta di un ragionamento perverso, ormai dilagante, che giustifica gli avvicendamenti come cosa inevitabile. L’equazione è semplice: sei un grande allenatore, sei strapagato, se non rende il team che ti ho affidato sei il primo a dover fare le valigie. Nel calcio questa è ormai la regola quotidiana, visto che è impossibile cacciare tutti gli effettivi. Ma quelle che sembravano isole leggermente più felici, come basket, pallavolo e rugby, stanno però evolvendosi nella direzione citata. Nel caso del tecnico australiano la disfatta di Twickenham getta forti dubbi sul fatto che l’Italia dell’ovale possa migliorare la prestazione precedente proprio nella competizione continentale. L’anno scorso la vittoria inaugurale sulla Scozia ci aveva illuso di poter fare un piccolo salto di qualità, poi bruscamente rientrato. Questa edizione , dopo l’avvicendamento in panchina tra Coste e Johnstone appunto, avrebbe dovuto perlomeno mostrare un lieve miglioramento qualitativo o tattico che per il momento invece non c’è stato. 80 punti subiti dai maestri d’oltremanica sono un passivo che non puo’ essere nascosto dietro l’indubbio spirito combattivo del gruppo azzurro. Così non è uno scandalo pensare già alla prossima gestione , parlando apertamente di successori dell’attuale timoniere; si fa rotta ancora sulla moda esterofila su Teixidor e Doucet, allenator attualmente alla guida di formazioni di club del nostro campionato. C’è però una nota positiva nell’ambiente, che dimostra come il calcio e le sue pessime abitudini di improvvisazione non si siano ancora allargate a macchia d’olio. Il presidente delle federrugby Dondi ha escluso un siluramento in corsa di Johnstone, che dunque chiuderà senza scossoni la sua esperienza nel “6 nazioni”. La sconfitta con gli inglesi, in termini numerici, potrebbe essere paragonata ad uno 1-6 di una qualunque nazionale agli Europei. Ma se in Italia non ha resistito Zoff alla guida degli azzurri, colpevole di aver centrato “solamente” il secondo posto, pensate che fine avrebbe fatto lo stesso tecnico friulano in caso di una debacle simile a quella della 15 italico dell’ovale..