PALLAVOLO: ARGENTO..ROSA

Curioso, dopo un decennio di dominazione mondiale ed europea del settore maschile, recentemente in leggero declino, ecco che spunta subito la lieta novella. Stiamo parlando dell’avvicendamento al vertice tra i due movimenti pallavolisti, naturalmente italiani. Un traguardo storico, mai raggiunto dal sestetto femminile azzurro, in precedenza capace di conquistare due bronzi sempre nelle manifestazioni continentali. In Bulgaria la solita Russia, al quarto titolo iridato solamente dopo lo smembramento delle ex-repubbliche sovietiche, ha stoppato la marcia delle atlete azzurre. Ma la prestazione fornita nel complesso, considerata anche la finale persa al tie-break, autorizza speranze importanti per il futuro. Dicevamo curioso; se per anni il gruppo maschile ha costituito l’emblema degli invincibili, il biglietto sul quale scommettere estrazione sicura, adesso sembra che questa corrente favorevole possa trovare continuità nel movimento rosa. La testimonianza dunque che lo spirito di emulazione di un esempio vincente può portare a risultati prestigiosi trova dunque ancora una volta parole di conforto. Il tecnico Bonitta, in un eccesso forse di fiducia, punta dritto a livello verbale verso i prossimi mondiali. E’ una mossa senza dubbio psicologica, per dare consapevolezza alle proprie ragazze della propria forza e allo stesso tempo non concedere il minimo appagamento dopo un ottimo risultato come l’argento europeo. Il passo più importante comunque è stato fatto, ovvero uscire dall’ombra ingombrante dei fasti maschili e costruirsi una propria autonomia vincente. L’Italia attuale ha la coscienza di avere margini di miglioramento, essendo un nucleo giovane, ma deve anche assimilare la mutevolezza degli obiettivi. Se finora si era “corso” almeno per un piazzamento, d’ora in poi avere un’Italia da corsa significherebbe solamente ottenere un risultato da podio. Fa piacere vedere le nostre ragazze dopo la finale sorridere entusiaste con la loro sudata medaglia al collo e un gigantesco tricolore orgogliosamente sbandierato ai quattro venti. Senza nulla togliere alla loro bravura, non si può però non notare come di solito un gruppo vincente abbia espressioni e sorrisi meno smaccati quando arriva la sconfitta in una finale. Perdere un oro come lo hanno perso le nostre atlete avrebbe giustificato, nei limiti del ragionevole, maggiore frustrazione. Per un attimo, per quelle occasioni sprecate nel secondo e terzo set con le russe, il successo ha accarezzato la chance di prendere la strada di casa nostra. Forse qualcuna tra Togut, Leggeri o Mello, ha percepito questo brivido e si è inevitabilmente intimorita davanti all’impresa storica. Questo è dunque il solo pericolo. Accontentarsi, giudicare l’argento di Varna un punto d’arrivo e non un punto di partenza. Per il resto, non abbiamo dubbi: dopo l’iride della bellezza già conquistato in Bulgaria, arriverà qualche altro riconoscimento di valore per le (fino a poco tempo fa) solo “splendide ragazze del volley azzurro”.